Fare l’amore dopo l’infarto allunga la vita

Il ritorno all’attività sessuale pochi mesi dopo l’attacco cardiaco è associato ad un miglioramento della sopravvivenza a lungo termine. Lo dice una ricerca israeliana

Fare l’amore dopo l’infarto allunga la vita

Se siete rimasti agli ironici versi di Francesco Guccini “fare l’amore fa male al cuore, dove entra il sesso metaforicamente parlando entra il dottore” probabilmente dovrete ricredervi. Una sana attività sessuale aiuta a vivere meglio e può avere un impatto positivo anche dopo che il cuore ha avuto una lunga ischemia e il conseguente infarto. Ovviamente tutto va programmato con lo specialista, nell’ambito di un programma di riabilitazione mirato su misura per la persona e in base alla funzione cardiaca specifica. Ma riprendere l’attività sessuale, per chi è cardiopatico, può non solo essere positivo per l’umore, ma anche per la salute in generale. A segnalare questo “effetto collaterale” positivo della ripresa delle abitudini sotto le lenzuola è una ricerca condotta all’Università di Tel Aviv, pubblicata su European Journal of Preventive Cardiology, che mostra come riprendere i rapporti possa diventare addirittura un fattore che si associa ad una miglior sopravvivenza a lungo termine. “La sessualità e l’attività sessuale rappresentano marcatori del benessere – racconta il coordinatore della ricerca Yariv Gerber. Il recupero dell’attività sessuale dopo un attacco di cuore può essere una componente che fa “auto-percepire” la persona come sana, in attività, giovane e ricca di energia, contribuendo a migliorare in generale lo stile di vita”.  Non va poi dimenticato che, sul fronte “fisico” della riabilitazione, l’atto sessuale rappresenta una sorta di “training” per l’apparato cardiovascolare da non sottovalutare anche in chiave preventiva: in primo luogo fa aumentare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa e col tempo l’attività fisica regolare migliora la resistenza allo sforzo. Tuttavia a volte l’attività sessuale può anche rappresentare una sorta di “stimolo” per l’insorgere di difficoltà per la circolazione, quindi il “progetto” va studiato insieme al medico, pur se bisogna fare in modo che, proprio sul fronte psicologico, chi ha avuto un infarto recuperi presto la serenità di coppia.

Cosa dice lo studio

La ricerca ha preso in esame poco meno di 500 persone under-65 che hanno avuto un infarto tra il 1992 e il 1993, di età media pari a 53 anni. Per la stragrande maggioranza di trattava di maschi. A tutti sono state chieste informazioni sulla vita sessuale durante il ricovero e tre-sei mesi dopo la dimissione. Nel 53 per cento dei casi a distanza le persone hanno ripreso la normale attività sessuale, mentre nel 47 per cento dei soggetti c’è stato un calo. I controlli a 22 anni, media del monitoraggio, dimostrano che poco più di quattro persone su dieci sono morte. Confrontando i rischi tra le due popolazione, mettendo in luce solo l’aspetto relativo al mantenimento o addirittura all’aumento dell’attività sessuale dopo l’infarto, gli esperti israeliani hanno visto che la ripresa di questa abitudine entro sei mesi dall’infarto appare associata ad una diminuzione del 35 per cento del rischio di decesso, ovviamente in confronto a quelli che avevano deciso di astenersi o comunque di ridurre significativamente l’attività sessuale. Va comunque detto che il vantaggio in termini di sopravvivenza appare legato soprattutto ad una riduzione della mortalità non cardiovascolare. Come detto, tuttavia, è il rapporto medico-paziente la miglior terapia per decidere il da farsi. Attenzione va prestata piuttosto alle “scappatelle”, quello che gli americani chiamano “Illegal Sex”. Lo stress “organizzativo” e soprattutto l’ansia da prestazione possono creare un vortice emotivo che si riflette anche sul benessere di cuore ed arterie. Per chi soffre di problemi cardiovascolari e magari ha avuto un infarto, il medico offre indicazioni caso per caso: l’importante è che non si abbandonino le cure in corso, magari temendo qualche “defaillance” legata ai medicinali . Se la malattia cardiovascolare è instabile o se i suoi sintomi sono gravi, è necessario essere stabilizzare la malattia con i farmaci o con procedure interventistiche come lo stent coronarico o sostituzione valvolari prima del “via libera”.

 

(FM)