Così freddo e inquinamento attaccano il cuore e aumentano il rischio infarto

Studio italiano conferma l’azione combinata di questi fattori. Il Nord Italia è a rischio per ricoveri legati ad eventi cardiovascolari acuti

Così freddo e inquinamento attaccano il cuore e aumentano il rischio infarto

Prendete il freddo in arrivo. Aggiungete il ristagno degli inquinanti nell’atmosfera. Aggiungete l’azione dei virus dell’influenza a complicare ancora la situazione. Avrete così creato il perfetto “cocktail” negativo per la salute del cuore: i tre fattori, con un’azione combinata, possono infatti rappresentare la “goccia” che fa traboccare il vaso di un equilibrio instabile, tale da accrescere il rischio d’infarto o di aggravamenti della condizione cardiovascolare. A dirlo, partendo dai dati raccolti nel Nord Italia, è una ricerca apparsa sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, condotta dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e dall’Istituto Clinico Humanitas che ha dimostrato che il rischio di accesso al pronto soccorso per eventi cardiovascolari acuti è associato all’aumento del particolato atmosferico (PM10) secondo un andamento stagionale - più dannoso nel periodo autunno-inverno, ma anche più pericoloso nelle giornate con alte temperature atmosferiche. Inoltre, per la prima volta al mondo, lo studio ha osservato l’associazione tra aumento del PM10 e patologie cardiovascolari durante i picchi di epidemie influenzali.  “I risultati ci dicono che in occasione di giornate calde, per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM10 si manifesta un aumento del 34 per cento di eventi cardiovascolari. I cambiamenti climatici in atto renderanno quindi, inevitabilmente, l’effetto del particolato atmosferico più pericoloso di quanto sia ad oggi, soprattutto considerando che l’IPCC – il gruppo di lavoro sui cambiamenti climatici dell’ONU - ha valutato l’area del Mediterraneo come una delle più vulnerabili al mondo per questo tipo di fenomeni” – spiega Paolo Contiero, Responsabile della Struttura Semplice di Epidemiologia Ambientale dell'INT”. Secondo gli scienziati l’’effetto del PM10 muterebbe a seconda delle stagioni. In particolare, in autunno e in inverno l’innalzamento di 10 μg/m3 di PM10 è causa di un incremento del rischio cardiovascolare tra il 18 e il 23 per cento, probabilmente a causa della diversa composizione chimica del particolato atmosferico e della diversa risposta fisiologica agli stress ambientali. “Il nostro studio evidenzia come per la presenza simultanea di più fattori di stress fisiologico, inquinamento, temperatura e stagionalità possano interagire tra di loro mettendo in difficoltà l’apparato cardiovascolare - spiega Roberto Boffi, Responsabile della Pneumologia e del Centro antifumo INT”.

La realtà italiana

Lo studio è stato realizzato selezionando 1349 eventi cardiovascolari diagnosticati al pronto soccorso dell’Istituto Clinico Humanitas a Milano nel periodo 2014-2015, utilizzando i dati pubblici sulle concentrazioni giornaliere di PM10 messi a disposizione dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia (ARPA). Per ogni persona che si è presentata al pronto soccorso, è stata calcolata l’esposizione a particolato atmosferico il giorno stesso dell’accesso in pronto soccorso, nel primo e secondo giorno precedente e successivo a tale data, per valutare la rapidità dell’effetto nocivo del PM10. Lo studio epidemiologico è stato condotto utilizzando una metodologia di tipo case-crossover che elimina alcuni possibili fattori confondenti rendendo più sicura l’analisi dei dati.
“Per la prima volta al mondo siamo riusciti a dimostrare che durante il periodo ad alta prevalenza di infezioni da virus influenzali il PM10 risulta più dannoso per l’apparato cardiovascolare: il rischio di accessi al pronto soccorso per eventi cardiovascolari per ogni 10 μg/m3 di PM10 diventa del 134 per cento – sottolinea Michele Ciccarelli, Responsabile dell’Unità Operativa Medicina generale e pneumologia dell’Istituto Clinico Humanitas. Questo risultato è indipendente dalle basse temperature e dalla stagionalità ed è importante perché identifica il periodo dell’anno dove è più alta la pericolosità del PM10”.

 

(FM)