I mille trapianti di cuore all’Ospedale di Bergamo

La quota raggiunta a 35 anni dal primo intervento. E a Torino, nell’ambito di “SaluTO” gli esperti spiegano in diretta web i progressi della cardiochirurgia

I mille trapianti di cuore all’Ospedale di Bergamo

63 anni, con una forma di alterazione del cuore – miocardiopatia primitiva – responsabile di scompenso cardiaco gravissimo e non più trattabile con i farmaci. E’ questo l’identikit del millesimo paziente che ha ricevuto un trapianto di cuore all’’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Da più di un anno aspettava un cuore nuovo. L’intervento è stato eseguito dall’equipe di  Amedeo Terzi, responsabile della Chirurgia dei trapianti del Papa Giovanni XXIII. “Sabato, come mille altre volta prima, quando il cuore trapiantato ha cominciato a battere nel petto del paziente abbiamo applaudito. Solo questa volta con più decisione e anche un po’ di emozione perché sapevamo che il traguardo raggiunto è particolarmente significativo per il nostro ospedale – commenta Terzi -. Oggi, 35 anni dopo l’avvio del programma a Bergamo, il trapianto di cuore continua ad essere una risposta importante, spesso l’unica, a gravi problemi cardiaci che non trovano soluzioni in altre terapie. In più però possiamo contare sull’esperienza che abbiamo accumulato e sulla possibilità di ricorrere a farmaci e tecnologie prima impensabili, come l'assistenza ventricolare, il cosiddetto cuore artificiale, che permette ad alcuni pazienti in gravi condizioni di poter arrivare al trapianto”. La storia a Bergamo, città nota in particolare per i trapianti pediatrici di cuore, è iniziata nella notte del 23 novembre del 1985 quando un giovane cardiochirurgo, Paolo Ferrazzi - oggi Primario emerito dell’Ospedale di Bergamo dopo averne diretto la Cardiochirurgia e il Dipartimento cardiovascolare per 14 anni -  eseguì il primo trapianto di cuore degli ex Ospedali Riuniti, il terzo in Italia. A donare il cuore, Emanuela Brambilla, morta in un incidente stradale. A riceverlo Roberto Failoni, quarantottenne di Romano di Lombardia, affetto da dieci anni da una grave e irreversibile cardiopatia. A loro sono dedicate le due strade che abbracciano il Papa Giovanni XXIII, congiungendosi.

La cardiochirurgia avanza

Il cuore si cura sempre di più con la cardiologia interventistica. Ma il cardiochirurgo, oltre che per i trapianti è sempre fondamentale in alcune circostanze. Lo conferma Mauro Rinaldi, ordinario di Cardiochirurgia, all’Università di Torino protagonista di SaluTO-Torino medicina e Benessere, in diretta web sabato 26 settembre alle 16 (www.saluto.net). “Il cardiochirurgo entra in gioco per porre rimedio ai danni causati da malattie sul cuore e sui grossi vasi sanguigni quando le terapie mediche sono inefficaci o non sono più sufficienti. Le valvulopatie, la cardiopatia ischemica, gli aneurismi dell’aorta toracica, le dissezioni aortiche acute, e le cardiomiopatie sono le malattie cardiovascolari più frequenti. Ma attenzione: si punta a tecniche sempre meno invasive al fine di minimizzare il trauma chirurgico, il dolore e le possibili complicanze. Si parla di chirurgia mini-invasiva video-assistita, la quale permette di raggiungere il cuore e la valvola malata attraverso un’incisione di pochi centimetri sulla parete laterale del torace e di evitare la sternotomia mediana”. Ovviamente, poi, il trapianto rimane la soluzione “finale”  se è necessario sostituire il cuore. Se a Bergamo, e in Italia, oggi si parla di una realtà ormai quotidiana, non bisogna dimenticare che tutto è iniziato poco più di 50 anni fa: il 3 dicembre del 1967 al Groote Schuur Hospital di Città del Capo, Christian Barnard trapiantava il cuore di una donna morta in un incidente d’auto su un uomo cardiopatico di 54 anni. Da allora i trapianti cardiaci si sono moltiplicati e oggi migliaia di persone vivono con un cuore nuovo. Ma attenzione: mancano ancora gli organi per soddisfare i bisogni dei malati con malattie avanzate che necessitano della sostituzione cardiaca. La tecnologia e la scienza, in futuro, dovranno dare risposte sempre più efficaci a questi bisogni.

 

(FM)