“Il cuore conta su di te”: così si previene l’infarto

Attenzione agli stili di vita e ai fattori di rischio: fari puntati sul colesterolo LDL, in prevenzione primaria e soprattutto secondaria, cioè dopo un primo evento

“Il cuore conta su di te”: così si previene l’infarto

Fare la mossa giusta, in una partita a scacchi può evitare il “matto”. Nelle malattie cardiovascolari, prima causa di ricovero ospedaliero e principale causa di decesso in Italia, giocare d’anticipo sulla scacchiera dei fattori di rischio può significare preservare la vita e il benessere. E un messaggio metaforico quello che emerge dalla campagna “Il cuore conta su di te - Fai la mossa giusta”, promossa da Fondazione Italiana per il Cuore e Amgen Italia e rivolta ai pazienti che hanno subìto un evento cardiovascolare acuto.  “È fondamentale che quest’ultima categoria di pazienti sia sempre sollecitata e aiutata a mantenere un livello di attenzione adeguato sui corretti stili di vita da seguire – spiega Furio Colivicchi, presidente eletto dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) e direttore del Reparto di Cardiologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma. In particolare, bisogna porre l’accento sul controllo del colesterolo LDL, che non è da considerare un fattore di rischio, ma la causa stessa della malattia, perché responsabile del meccanismo che porta all'ostruzione delle arterie e quindi all’infarto. Il controllo dei livelli di colesterolo LDL nel sangue è il centro tanto della prevenzione secondaria quanto dell'intervento terapeutico”. Purtroppo, in tempi di Covid-19, il cuore soffre e ha sofferto molto, sia per l’azione diretta del virus sia per le implicazioni che la pandemia ha avuto sulla prevenzione e sul rapido ricorso all’ospedale in caso d’infarto. Secondo una ricerca della Società italiana di Cardiologia (SIC) nelle settimane del lockdown c’è stata una riduzione di quasi il 50 per cento delle ospedalizzazioni per sindromi coronariche acute. E soprattutto, c’ì stato il rischio di “dimenticare” il controllo dei valori di colesterolo LDL, fattore causale della malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Un’emergenza nell’emergenza

“Si tratta di un’emergenza nell’emergenza e per questo riteniamo che la campagna da noi promossa in collaborazione con Amgen abbia in questo periodo ancora più valore - commenta Emanuela Folco, presidente della Fondazione Italiana per il Cuore. Dopo le cure ospedaliere, è fondamentale che il paziente sia reso consapevole che la sua condizione è cambiata, che una volta a casa dovrà saper convivere con una malattia cronica che richiede terapie continuative e in alcuni casi limitazioni rispetto allo stile di vita passato. Lanciando il messaggio “Il cuore conta su di te” la nostra associazione si propone allora di sostenere questo percorso di accettazione, aiutando il paziente a fare sempre la mossa giusta in termini di prevenzione secondaria dopo un importante problema cardiovascolare, specie per quanto riguarda l’ipercolesterolemia”. Mantenere i valori di colesterolo LDL entro limiti di sicurezza è uno dei primi obiettivi dell’attività di prevenzione secondaria, ma non il più semplice. “Paradossalmente, il principale problema da affrontare nella terapia è proprio la bassa aderenza alla stessa, specie da parte dei soggetti ad alto rischio per essere già andati incontro a un infarto, a un ictus o a un’altra problematica ischemica - osserva Pasquale Perrone Filardi, Ordinario di Cardiologia alla Federico II di Napoli e Presidente eletto della SIC (Società Italiana di Cardiologia). Per i pazienti a rischio non seguire una cura contro l’ipercolesterolemia è sempre una mossa sbagliata, aggravata dal fatto che le opportunità terapeutiche sono oggi potenziate da nuove classi di farmaci, tra le quali spiccano gli inibitori della PCSK9, che hanno dimostrato di avere un’ottima efficacia nel ridurre i livelli di colesterolo LDL (arrivando anche oltre il 50 per cento) e un eccellente profilo di tollerabilità e sicurezza”.  Attenzione però: non bisogna pensare solo ai farmaci. Insieme all’utilizzo dei medicinali appropriati, per raggiungere in percentuale sempre più alta i target stabiliti dalle linee guida non si può, però, prescindere da un maggiore coinvolgimento dei pazienti. Sta a chi ha problemi insieme con il curante, insomma, ricordare di fare la “mossa giusta”.