Il grande valore della riabilitazione dopo un infarto

Pubblicate le nuove linee guida europee sul tema. Programmi su misura utili sia nelle fasi acute dopo un attacco sia nel tempo

Il grande valore della riabilitazione dopo un infarto

Programmi di riabilitazione cardiovascolare (CRP) studiati su misura possono fare la differenza negli esiti di un infarto e non solo. Se è vero che oggi grazie alle tecniche di “riapertura” dei vasi che possono bloccare l’afflusso del sangue ad un’area del cuore e ai trattamenti fatti più prococemente possibile si possono limitare i danni sul muscolo cardiaco, è altrettanto innegabile che proprio grazie alla riabilitazione si può migliorare la prognosi a distanza per il cuore stesso e migliorare la qualità di vita di chi ha avuto un’ischemia seria. Ma occorre puntare forte sul valore della riabilitazione. E’ questo il messaggio che viene dall’ edizione 2020 delle linee guida sul tema, curate come chairman da Marco Ambrosetti, cardiologo presso ICS Maugeri Pavia e presidente entrante della Associazione Italiana di Cardiologia Clinica Preventiva e Riabilitativa(AICPR). Il documento è stato pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology e riafferma riafferma il ruolo fondamentale dell'intervento di CRP nel cardiopatico post-acuto e cronico, mettendo in risalto i risultati degli studi epidemiologici più recenti. “Ad esempio, nel campo dell'infarto del miocardio, l'intervento di CRP appare ormai in grado di ridurre di circa un terzo la mortalità e di circa un quinto le nuove ospedalizzazioni nel medio periodo – spiega Ambrosetti”. Attenzione però: perché si verifichino nella vita reale situazioni di questo tipo occorre che l’intervento riabilitativo sia "moderno" e "omnicomprensivo", capace cioè di aggiungere veramente "qualcosa in più" a quanto già offerto dalle ormai avanzatissime terapie farmacologiche e strategie interventistiche.

Un programma per ogni paziente

Le moderne tecnologie a supporto o addirittura in sostituzione dei programmi riabilitativi, mediante app per smartphone, dispositivi indossabili, website, messaggistica e vere e proprie metodologie di telemedicina, rappresentano il futuro. E la pandemia da COVID-19 ha reso ancor più necessario offrire queste modalità di "riabilitazione da remoto" che siano non soltanto fruibili da parte dei pazienti maggiormente 'friendly' con le nuove tecnologie, ma anche da quella fascia di cardiopatici con difficoltà ad accettare e perseguire una modalità di assistenza distanziata. Per il resto, le linee guida si concentrano molto sugli aspetti chiave del percorso riabilitativo. “Si va dalla stabilizzazione clinica e puntuale stratificazione e gestione del rischio cardiovascolare dei pazienti alla prescrizione di un programma individualizzato di training, all'informazione/educazione su temi come attività fisica/alimentazione/fumo, fino all'intervento strutturato di supporto psicosociale mirato anche a temi "sensibili" come la vita sessuale e lavorativa – spiega Ambrosetti. Accanto alle consolidate indicazioni su pazienti affetti da cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco ed esiti di intervento di cardiochirurgia valvolare, troviamo ora anche puntuali indicazioni su categorie come gli anziani fragili, i cardiopatici malati anche di cancro e sui pazienti cosiddetti "non aderenti", ovvero coloro che non riuscendo ad assumere almeno l'80% del programma terapeutico prestabilito (farmaci o modifica dello stile di vita) sono ad elevato rischio di prognosi infausta. Per queste sempre più frequenti categorie di pazienti l'intervento di CRP deve essere ancora maggiormente individualizzato e mirato a bisogni personali specifici, sfruttando tutta l'expertise offerta da un usuale staff multidisciplinare di CRP, forte della presenza non solo del cardiologo ma anche dell'infermiere, del fisioterapista, dello psicologo e del dietista. Nell'anziano fragile, le cui "riserve funzionali" sono estremamente ridotte ponendolo quindi in una condizione di elevata suscettibilità a ogni forma di "stressor" (una patologia intercorrente, una variazione climatica importante, un temporaneo stato di deprivazione), l'intervento riabilitativo sfrutterà ad esempio particolari valutazioni e interventi multidimensionali basati sull'aspetto nutrizionale e sull'incremento di forza, equilibrio e flessibilità, tenendo anche presente la possibilità di "pre-abilitare" questi pazienti in previsione di procedure o interventi cardiologici (ad esempio un intervento di riparazione valvolare o una rivascolarizzazione coronarica), al fine di ridurre il tasso di complicanze in corso di procedura e facilitare una migliore ripresa”.