Infarto, le tecniche del futuro per svelare i segreti delle coronarie

 

L’attenzione si concentra sulla placca presente nelle arterie. Strumenti di oggi e di domani per valutare le lesioni

Infarto, le tecniche del futuro per svelare i segreti delle coronarie

C’era una volta l’elettrocardiogramma. L’esame è sempre fondamentale per registrare gli impulsi elettrici delle cellule miocardiche. Le cellule sofferenti o malate non sono in grado di generare potenziali elettrici normali. Queste alterazioni vengono colte durante l’esame e disegnano un tracciato anomalo. Ma la cardiologia, oggi, è sempre più portata alla rivoluzione tecnologica, per capire davvero chi è a rischio di sviluppare un infarto e prendere le opportune contromisure. A dirlo sono gli esperti presenti a Firenze in occasione del congresso “Conoscere e curare il cuore”. L’obiettivo è studiare l’arteria e la placca tipica dell’aterosclerosi in una sorta di “dissezione” che consenta di comprendere bene le caratteristiche della parete del vaso e della lesione. Per aiutarci viene in aiuto la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), che si basa sullo sfruttamento delle onde luminose per disegnare le strutture delle arterie coronariche. “Grazie alle strategie di imaging intracoronarico ad alta risoluzione”- commenta  Francesco Prati, Presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infarto – si è aperta una nuova prospettiva nello sviluppo delle tecniche di caratterizzazione della placca. L’OCT è l’unica tecnica intracoronarica disponibile sul mercato, in grado di individuare le placche mettendo a fuoco lo studio dell’infiammazione”. Più in generale, l’imaging può rappresentare una nuova frontiera nella diagnosi dell’aterosclerosi con infiammazione. “La PET (Tomografia a emissione di positroni) è la tecnica più promettente per individuare e misurare l’infiammazione delle grandi arterie come l’aorta e le carotidi. L’OCT si arricchirà tra poco con una nuova metodica che permetterà di studiare le cellule infiammatorie (macrofagi) delle arterie coronarie del cuore con una precisione ancora maggiore. Si tratta della fluorescenza intravascolare ad infrarossi. Questa è probabilmente la metodica del futuro per studiare a fondo la vulnerabilità della placca e l’infiammazione coronarica”.

Obiettivo, svelare l’infiammazione

L’infiammazione delle arterie coronariche, insomma, rappresenta il target della diagnostica, per capire chi è davvero a rischio d’infarto. Oggi, l’infiammazione può essere individuata in modo sistemico grazie a marcatori che la misurano nel sangue. Le cellule infiammatorie hanno un ruolo determinante nella crescita delle lesioni aterosclerotiche. La sindrome coronarica acuta tende a manifestarsi in presenza di un’alta concentrazione di markers infiammatori nel sangue, come la proteina C reattiva ad alta sensibilità, la mieloperossidasi neutrofila, la protocalcitonina e i globuli bianchi. Esistono dati assai convincenti che dimostrano un collegamento tra le infezioni acute ed i loro effetti diretti sulle placche aterosclerotiche. Infatti, le persone che muoiono a causa di infezioni acute sistemiche hanno un alto numero di macrofagi e cellule T nel grasso periavventiziale delle coronarie, rispetto alle persone morte, senza infezione. Anche per questo l’influenza, così come altre infezioni, può rappresentare una sorta di elemento “scatenante” di problemi di salute cardiaca.