L’acido acetilsalicilico è utile nella prevenzione dopo infarto o ictus

Studio coordinato dall’Istituto Humanitas su Lancet conferma il valore del farmaco scoperto più di 120 anni fa

L’acido acetilsalicilico è utile nella prevenzione dopo infarto o ictus

Mantenere il sangue fluido, capace di scorrere al meglio nei vasi sanguigni e quindi limitare il rischio che si formino nuovi coaguli capaci di intasare le arterie e causare un’ischemia nelle zone di un organo da esso irrorate. E’ questo uno degli obiettivi del controllo della circolazione del sangue dopo un infarto o un ictus e si ottiene anche riducendo l’aggregazione delle piastrine, le unità del sangue che tendono a raggrupparsi fra loro e quindi a facilitare la formazione di un trombo da cui si possono anche staccare emboli. Ed è questo il tema di una grande ricerca sulla prevenzione secondaria coordinata dall’Istituto Humanitas di Milano, pubblicata su Lancet, che ha dimostrato che le tienopiridine, farmaci antiaggreganti in grado di inibire l'attività del P2Y12, non danno benefici sostanziali rispetto all’acido acetilsalicilico a dosaggi specifici per questa indicazione, che si può ancora considerare il farmaco antiaggregante di riferimento per la prevenzione cardiovascolare secondaria. Lo studio è il risultato di una rivalutazione di nove studi clinici realizzati negli ultimi trent’anni, mettendo a confronto diretto questo farmaco con i nuovi farmaci antiaggreganti su una popolazione di oltre 40mila pazienti.

Il commento dei ricercatori

Tutti i pazienti in prevenzione secondaria devono assumere un antiaggregante. “Abbiamo cercato di rispondere alla domanda se questi nuovi farmaci antiaggreganti diano o meno benefici paragonati alla cardioaspirina, focalizzandoci su degli endpoint (cioè degli obiettivi) molto significativi per il paziente, ovvero l’impatto sulla mortalità e sul rischio di un nuovo infarto o ictus” – spiega il coordinatore dello studio Giulio Stefanini, cardiologo di Humanitas e docente di Humanitas University. I risultati hanno evidenziato che i benefici della terapia con tienopiridine sono marginali rispetto a quelli con la cardioaspirina. Per prevenire un solo infarto del miocardio abbiamo bisogno di trattare con i nuovi antiaggreganti 244 pazienti, un numero eccessivamente alto per giustificare la nuova terapia in sostituzione della cardioaspirina, oltretutto senza alcun effetto sul rischio di mortalità”. La storia dell’acido acetilsalicilico inizia alla fine del 1800, quando Felix Hoffmann, in cerca di una soluzione per i reumatismi del padre, individua il principio attivo. Il genitore si curava si curava con il salicilato di sodio, una sostanza dal gusto molto sgradevole che provocava disturbi al tratto gastrointestinale, Hoffmann cercò di migliorare la tollerabilità dell'acido salicilico e lo combinò con l'acido acetico ottenendo così l'acido acetilsalicilico. Probabilmente lo studioso mai avrebbe pensato che l’acido acetilsalicilico da lui creato alla fine del 1800 sarebbe divenuto un vero “vaso di Pandora” per la medicina moderna.

(FM)