Lo smartphone potrebbe aiutare i soccorsi in caso di arresto cardiaco

App su misura possono aiutare a guadagnare tempo quando il cuore batte all’impazzata. E a salvare vite

Lo smartphone potrebbe aiutare i soccorsi in caso di arresto cardiaco

Il cuore si ferma. La persona perde conoscenza. in pochi secondi il sangue smette di circolare nell’organismo. L’arresto cardiaco, legato in realtà ad un battito estremamente accelerato ed “inutile” sotto l’aspetto circolatorio, con conseguente blocco dell’afflusso del sangue e dell’ossigeno agli organi, è un’urgenza gravissima che va affrontata prima possibile. Lo smartphone, dotato di speciali App, potrebbe diventare uno strumento fondamentale per guadagnare tempo e quindi speranza di sopravvivenza per chi è colpito da una situazione così grave nella vita di ogni giorno, quindi all’esterno di un ospedale. A farlo pensare è una ricerca pubblicata su Academic Emergency Medicine condotta in Francia, sotto il coordinamento di Clement Derkenne, esparto di Medicina d’Urgenza presso i Vigili del Fuoco di Parigi. Alla base dell’approccio c’è una semplice applicazione per smartphone, chiamata "Staying Alive" scaricabile gratuitamente e disponibile in 18 lingue diverse. Grazie a questo semplice strumento, sempre a portata di mano, si è rivelata in grado di accelerare i soccorsi, con l’obiettivo di migliorare il trattamento e impattare sulla sopravvivenza delle persone che, nell’area della capitale francese, sono andate incontro a questa grave situazione tra il luglio 2017 e il 2018. In pratica, grazie alla App e alla geolocalizzazione, si può notificare ai servizi di soccorso la zona in cui è avvenuto l’evento, con conseguente messaggio di ritorno che consente da un lato di sapere dove si trova il defibrillatore automatico più vicino e dall’altro di attivare le unità di soccorso rapido prossime alla persona che ha avuto l’arresto, consentendo quindi un immediato soccorso. Stando ai risultati dell’indagine, incrociando I risultati di queste “sollecitazioni”, si sono migliorati i sistema di allerta. Un passo avanti, pur  nella certezza che sul fronte degli esiti e dei costi non si possono trarre ancora indicazioni certe.

Cosa fare in tempi di Covid-19

Sono 400.000 in Europa, 60.000 in Italia, le persone che ogni anno muoiono per arresto cardiaco improvviso. Il 70 per cento degli arresti cardiaci, avviene in presenza di altre persone che potrebbero iniziare subito le manovre di rianimazione cardiopolmonare, ma ciò accade solo in circa il 15 per cento dei casi, perché chi è accanto alla vittima non è formato, non sa riconoscere un arresto cardiaco oppure non si sente in grado di intervenire. A seguito della pandemia da coronavirus, la paura di intervenire rischia di aumentare e di incidere negativamente sulla sopravvivenza delle persone colpite da arresto cardiaco – come ha recentemente ricordato Giuseppe Ristagno, presidente di Italian Resuscitation Council, IRC”.  In questo contesto, in ogni modo occorre aumentare il numero di persone capaci di intervenire tempestivamente e di contribuire a salvare vite”.

Indicazioni pratiche

Per le persone che non sono medici o operatori sanitari, che assistono a un arresto cardiaco, le linee guida suggeriscono di:

  • chiamare e scuotere la vittima dai fianchi e verificare se la vittima respira osservando il movimento del torace e dell’addome, senza avvicinare il proprio viso alla bocca e al naso della persona soccorsa
  • chiamare il 118 o il 112 se la vittima non risponde e non respira
  • iniziare il massaggio cardiaco con le compressioni toraciche (i soccorritori laici possono prendere in considerazione di posizionare una mascherina chirurgica o, se non disponibile, un panno/asciugamano sulla bocca e sul naso della vittima prima di iniziare le compressioni toraciche per ridurre l’eventuale diffusione del virus)
  • chiedere ed applicare appena possibile un defibrillatore semiautomatico esterno (DAE)
  • seguire le istruzioni della centrale operativa

 

(FM)