L’osteoporosi potrebbe aumentare il rischio d’infarto

Le ossa fragili potrebbero accrescere i pericoli per il cuore, soprattutto tra i maschi. Lo dice una grande studio su banca dati in Gran Bretagna

L’osteoporosi potrebbe aumentare il rischio d’infarto

Da una parte ci sono gli osteoblasti, che aiutano a formare nuovo tessuto osseo. Dall’altra gli osteoclasti, che invece hanno il compito di “demolire” per far spazio a cellule nuove. Se l’equilibrio tra queste cellule si altera a favore dei secondi, l’osso può diventare più fragile. In poche parole, ed in molto molto semplicistico, l’osteoporosi si potrebbe spiegare anche così. E potrebbe essere considerata un fenomeno legato all’invecchiamento, oltre che a specifiche condizioni patologiche. Tuttavia, non sempre si pensa che la fragilità ossea potrebbe essere un segnale in grado di identificare anche un cuore maggiormente esposto al pericolo di un infarto. II rapporto, seppur ancora nebuloso, è già stato proposto da diverse ricerche ma ora uno studio condotto nel Regno Unito da un’equipe di scienziati coordinati da Zahra Raisi-Estabragh, studiosa della British Heart Foundation in attività all’Università Queen Mary di Londra, porta a far luce su questa correlazione. La ricerca, apparsa sull’edizione online di The Journal of Bone and Mineral Research, è stata condotta grazie all’analisi dei dati di una grandissima banca di informazioni, la UK Biobank. E correla chiaramente la situazione esistente a livello osseo, valutata con un’ecografia del calcagno, con il maggior benessere dell’apparato cardiovascolare. ma soprattutto, per una volta, disegna un percorso che permette di mettere in relazione le due patologie, a prescindere dai fattori di rischio cardiovascolare più classici come ipertensione, fumo, ipercolesterolemia e sovrappeso.  Per valutare la condizione ossea gli esperti hanno impiegato un test particolare, l’ecografia quantitativa del calcagno, che si è dimostrato estremamente utile e significativo in questo senso.

Quali parametri contano di più

L’UK Biobank prende in esame una popolazione adulta di età compresa tra i 40 e i 69 anni ed è stato il “campione” di partenza su cui sono stati effettuati i calcoli, incrociando poi le informazioni generali con quelle relative al test per la valutazione della massa ossea e con altri dati, come quelli relativi all’indice della rigidità delle arterie (indica un maggior rischio se aumentata) l'indice di rigidità arteriosa la distensibilità dell’aorta e le statistiche relative all’incidenza d’infarto del miocardio e di morte per questa causa tra tutte le persone considerate nello studio. Per i primi due parametri considerati sono stati quindi valutati quasi 72.000 maschi e oltre 87.000 donne, con un’età media di 58 anni. Quali le correlazioni emerse? Quanto più l’ecografia del calcagno rivelava un valore migliore tanto più elevato risultava mediamente l’indice di rigidità dei vasi arteriosi, sia nei maschi che nelle femmine indipendentemente, per queste ultime, dalla comparsa o meno della menopausa. Valutazioni simili si sono osservate anche quando si è misurata la capacità di distendersi dell’arteria aorta. Sono così stati creati modelli che dimostrano come, in particolare negli uomini, i pericoli per il cuore legati all’osteoporosi sarebbero significativi, mentre per le donne la relazione appare più debole. Ciò che più conta, in ogni modo, è ricordare che in una così vasta popolazione, la più ampia mai studiata, esisterebbe un chiaro rapporto tra la debolezza ossea e un maggior rischio di morte per infarto. Come a dire che, fatte salve le differenze tra i generi, anche l’osso va considerato nel definire il benessere cardiovascolare di una persona dopo che ha passato la soglia degli “anta”.

 

(FM)