In Italia ancora poca riabilitazione dopo l’infarto o il by-pass

Dopo un attacco di cuore o un intervento chirurgico la riabilitazione permetterebbe di ridurre la mortalità e i nuovi ricoveri. Ma le persone con un percorso riabilitativo definito sono ancora troppo poche

In Italia ancora poca riabilitazione dopo l’infarto o il by-pass

Il dato è chiaro: i cardiopatici che dopo un evento acuto coronarico o un intervento cardiochirurgico vengono avviati ad un percorso di cardiologia riabilitativa presentano una netta riduzione di mortalità cardiovascolare e riospedalizzazione. Sono risultati paragonabili solo a quelli  dei trattamenti farmacologici più efficaci e potenti, come le statine e l’aspirina. Eppure questa strategia sanitaria fatica ad affermarsi. Roberto Pedretti, Presidente della società scientifica e Direttore del Dipartimento di Cardiologia Riabilitativa presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia, ricorda come sia invece fondamentale riabilitare in un percorso da seguire nel tempo chi ha sofferto di gravi patologie cardiache. “Non avviare un paziente cardiopatico dopo un evento acuto ad un programma di riabilitazione equivale ad un sotto-trattamento, quindi lo si espone ad un rischio di morte e riospedalizzazione aumentato sino al 30-40 per cento. In Italia, un elemento di criticità è rappresentato dal fatto che a livello ministeriale gli interventi riabilitativi, siano essi cardiologici, motori o neurologici, rientrano tutti nel “calderone” del cosiddetto ‘codice 56’. Per il decisore pubblico  la cardiologia riabilitativa poi neppure esiste, ma si parla genericamente di ‘riabilitazione’ (codice 56). Si ritiene che la prevenzione secondaria sia qualcosa che qualunque medico sia in grado di fare. Ma non accettiamo di essere inseriti nel grande capitolo della riabilitazione; noi preferiamo parlare di cardiologia riabilitativa, come parte integrante della cardiologia.”

Le strategie per migliorare l’offerta

Per incrementare il numero di pazienti trattati appare importante incrementare le strutture di riabilitazione. La disponibilità di un programma mirato, a valle di un ricovero acuto di pazienti con un infarto miocardico o un episodio di scompenso cardiaco a rischio elevato, analogamente a quanto accade per un intervento cardiochirurgico, è infatti in grado di ridurre la durata della degenza ordinaria acuta, assorbendo i pazienti più gravi e/o complessi, migliorando quindi l’efficienza di utilizzo dei posti letto per acuti, rendendoli meglio disponibili alle esigenze del sistema di emergenza-urgenza. Ma attenzione: sarà sempre più importante puntare sull’attività in ambulatorio, che deve essere coordinato da un cardiologo con competenze specifiche nella prevenzione e riabilitazione, esperto nell’imaging cardiovascolare, nella gestione del fattori di rischio, nell’uso delle terapie antitrombotica, anticoagulante, anti-ischemica, nelle interazioni farmacologiche, nelle strategie di raggiungimento degli obiettivi terapeutici e dell’aderenza alla terapia. E’ fondamentale fare in modo che le persone assumano regolarmente i trattamenti prescritti, ma purtroppo questo risultato è difficile da raggiungere. Stando ad una recente metanalisi su 370.000 pazienti l’aderenza alla terapia con farmaci cardiovascolari sia di appena il 57 per cento dopo una mediana di 24 mesi dalla prescrizione. In Europa la scarsa aderenza alla terapia provoca 200.000 decessi l’anno e genera costi per 125 miliardi di euro. Per il futuro, secondo gli esperti, si punterà sempre di più di strumenti digitali come i  sensori di segnali biologici indossabili nella vita di tutti i giorni che consentiranno il monitoraggio da remoto di una serie di parametri vitali e applicazioni di mobile health che contribuiranno alla presa di coscienza del paziente e alla gestione dell’importanza della “fase 3” della cardiologia riabilitativa, ovvero alla gestione ambulatoriale a lungo termine del paziente cardiopatico, assicurandone l’aderenza alla prescrizioni farmacologiche e ad un corretto stile di vita: dieta sana, esercizio fisico e astensione totale dal fumo.

(FM)