“Nanotoppe” intelligenti per ridare tono al cuore dopo l’infarto

Si chiama Biorecar il progetto del Politecnico di Torino per “ricostruire” il cuore dopo una grave crisi di ischemia grazie all’integrazione di diverse tecnologie, si punta alla ripresa della capacità di contrazione muscolare nell’area in cui si è formata la cicatrice

“Nanotoppe” intelligenti per ridare tono al cuore dopo l’infarto

La ricetta, in qualche modo, sembra venire dalla cultura popolare. Quando qualcosa non funziona si cerca di creare una “toppa” che consente di ricostituire la struttura alterata. Solo che in questo caso non si punta solamente a “chiudere” un problema, quanto piuttosto a riprogrammare il tessuto cardiaco distrutto da un infarto per farlo divenire nuovamente in grado di contrarsi e quindi svolgere la propria funzione. Il futuro della rigenerazione cellulare passa anche dall’Italia e più precisamente dal Politecnico di Torino, dove un’equipe guidata da Valeria Chiono, professore associato presso il DIMEAS – Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino, insieme a Carla Divieto (INRIM, Torino), Elisa di Pasquale (Humanitas Clinical and Research Center, Milano), Franca di Meglio e Daria Nurzynska (Università di Napoli Federico II), sta portando avanti il progetto Biorecar. L’iniziativa scientifica ha come obiettivo la creazione di particolari microimpalcature (scaffold) in grado di sostenere lo sviluppo di nuove cellule cardiache funzionanti (cardiomiociti) capaci di sostituire quelle alterate dalla lesione ischemica.

In caso di infarto si verifica la morte di un grandissimo numero di cellule muscolari specializzate del cuore, i miocardiociti, che vengono sostituite da tessuto rigido. In pratica l’area su cui si forma questa sorta di “cicatrice” non è più in grado di contrarsi correttamente e quindi non è capace di spingere il sangue. “Rigenerare” tessuto cardiaco capace di contrarsi è quindi un obiettivo fondamentale per cercare di ridare forza al cuore. Il progetto Biorecar punta sulla riprogrammazione cellulare diretta, che integra nanomedicina, scienza dei biomateriali e ingegneria dei tessuti. Si punta a mettere a punto nanoparticelle che riescano a riprogrammare specificatamente le cellule presenti nella cicatrice trasformandole in cellule muscolari specializzate del cuore. Per far giungere le nanoparticelle direttamente dove servono, queste verranno somministrate direttamente nel tessuto infartuato attraverso un idrogel iniettabile, che contribuirà a favorire la riprogrammazione cellulare. L’approccio, attualmente studiato soprattutto negli Stati Uniti, sarà validato in Europa grazie a un modello in vitro di tessuto cardiaco fibrotico umano, e successivamente su un modello in vivo. “Il sogno di rigenerare il cuore malato non è ancora realtà -dichiara Giulio Pompilio, vicedirettore scientifico del Centro Cardiologico Monzino-. Biorecar è un progetto fortemente innovativo, che sfrutta diverse tecnologie d’avanguardia per trasformare tessuto cardiaco infartuato in cuore sano. È una sfida attualissima, affascinante e difficile, che ha di fronte a sé diversi ostacoli da
superare, e che ci auguriamo sia vinta dalla ricerca italiana”.