Più ore di luce solare, meno attacchi di cuore

Il calo degli attacchi di cuore nelle stagioni più calde non sarebbe legato solo al clima, ma anche
alla protratta luminosità del sole. Una ricerca spiega la curiosa correlazione

Più ore di luce solare, meno attacchi di cuore

L’aumento degli infarti che si registra in inverno rispetto alle stagioni più calde potrebbe essere legato non solo al clima, ma anche alla maggior esposizione al sole. Almeno per quanto riguarda la più classica forma di infarto cardiaco, il cosiddetto STEMI, caratterizzato da una particolare alterazione dell’elettrocardiogramma definita “sopraslivellamento del tratto ST”. A mettere in relazione allungamento delle ore di luce e infarto è una ricerca apparsa su Journal of the American Heart Association, che ha preso in esame 2.270 casi STEMI in Paesi a differente latitudine: Italia, Cina, Finlandia, Scozia, Australia, Giappone e Singapore.
Secondo Carlo Vittorio Cannistraci, coordinatore dello studio e ingegnere presso il Biotechnology Center e il Dipartimento di Fisica della Technical University di Dresda, in Germania, si tratta della prima ricerca che affronta questa problematica. “Il cambio appare anche collegato alla permanenza della luce solare nelle diverse aree del mondo più vicine all’equatore, dove non si assiste alle stagioni tradizionali” - è il parere dell’esperto. In particolare, a fare la differenza rispetto alla tradizionale impostazione che vede nelle stagioni più fredde una possibile concausa dell’infarto STEMI sarebbero le informazioni in arrivo da Singapore. In quella zona infatti non esistono le stagioni come siamo abituati da noi e quindi è stato possibile associare la luce solare all’incidenza di infarto STEMI, che è collegato a un’ischemia dovuta all’occlusione acuta e totale della coronaria e comporta danni significativi e spesso irreversibili sul tessuto miocardico.
Sono necessarie ulteriori conferme, ma appare importante definire gli elementi che potrebbero correlare una maggior luce solare con il più elevato rischio di infarto. “Una possibile spiegazione di questa interessante osservazione è rappresentata dalla stretta e diretta correlazione esistente tra esposizione solare e livelli nel sangue di vitamina D, come peraltro suggerito dagli stessi autori dello studio” - spiega Giancarlo Marenzi, Responsabile U.O. Terapia intensiva cardiologica del Centro Cardiologico Monzino. “Un maggior rischio di infarto, infatti, è già stato dimostrato nei soggetti con deficit di vitamina D: ciò potrebbe spiegare la maggiore incidenza di infarto osservata nei mesi invernali e al variare della latitudine (allontanandosi dall’equatore). I dati di questo studio - conclude l’esperto - confermano il deficit di vitamina D come fattore di rischio cardiovascolare e aprono la strada a nuovi studi di possibile prevenzione dell’infarto attraverso la sua correzione”.