Bere spesso, anche poco, aumenta il rischio di fibrillazione atriale

Non conta solo ridurre il consumo di alcol, ma anche limitare la frequenza dei “bicchieri”, per abbassare i pericoli di sviluppare l’aritmia

​Bere spesso, anche poco, aumenta il rischio di fibrillazione atriale

Che gli alcolici non siano propriamente indicati per chi vuole proteggere il cuore e soprattutto il suo ritmo regolare, in particolare dal rischio di fibrillazione atriale, è risaputo. Ma fino ad oggi si pensava che occorresse solamente ridurre il consumo di alcolici in termini di quantità, mentre non si parlava di indicazioni particolari per quanto riguarda la frequenza del rapporto con il classico bicchiere. Ora, però, una ricerca condotta in Corea del Sud e pubblicata su Europace lancia un piccolo allarme in questo senso. Fate attenzione, perché non conta solamente quanto si beve, ma anche quante volte si porta alla bocca un alcolico. Secondo Jong-Il Choi, coordinator dello studio e dovente all’Università della Corea “lo studio suggerisce che bere meno spesso potrebbe risultare importante per proteggere dalla fibrillazione atriale”. E, di conseguenza, anche far diminuire il rischio ictus per chi soffre di questo problema, visto che l’aritmia, particolarmente diffusa nella terza età e con una prevalenza che cresce con l’aumentare degli anni,

Cosa dice lo studio

In termini generali, vista la numerosità del campione considerato (poco meno di 10 milioni di individui) la ricerca confermare innanzitutto che ad ogni dose di alcol (in pratica 12 grammi) il rischio di andare incontro a fibrillazione atriale aumenta fino all’8 per cento. Ma è a questo punto che gli scienziati sono riusciti a rispondere alla domanda più significativa: conta di più quanto alcol si beve o gli appuntamenti con il bicchiere nel corso della giornata? Insomma, è più pericoloso il binge drinking dell’aperitivo occasionale con gli amici o con il partner o piuttosto la recidiva tendenza a consumare alcolici ad ogni pasto e non solo? Ebbene, pare proprio che il numero di “sedute” dedicate al consumo di alcolici in una settimana sia la variabile più temibile, stando almeno a quanto riporta lo studio, anche in confronto a piccole overdose bisettimanali, almeno per quanto riguarda il rischio di insorgenza di fibrillazione atriale. Secondo Choi, "il numero di “sessioni” alcoliche risulta correlato con l’insorgenza dell’aritmia, indipendentemente dall’età e dal sesso. Il ripetersi degli episodi aritmici indotti dall’alcol può condurre alla malattia sintomatica. Inoltre, visto che bere può facilitare l’insorgenza di disturbi del sonno, anche questo elemento può contribuire come fattore di rischio alla fibrillazione atriale”.  Se potete, insomma, cercate di limitare gli alcolici, anche nella frequenza delle bevute. Il ritmo del cuore sicuramente ringrazia.

 

(FM)