Come controllare a casa la coagulazione del sangue

In caso di fibrillazione atriale, mantenere il sangue fluido significa ridurre il rischio di ictus. Il monitoraggio si può fare anche a domicilio

​Come controllare a casa la coagulazione del sangue

Mantenere il sangue libero di scorrere all’interno delle arterie ed irrorare gli organi. E’ quasi un imperativo nella prevenzione e nel trattamento di diverse patologie cardiovascolari, prima tra tutte le fibrillazione atriale, aritmia che può comportare un aumento del rischio di andare incontro ad ictus anche di cinque volte. Ma occorre che la terapia anticoagulante sia fatta “su misura”, caso per caso, e soprattutto che per ogni persona si studino le modalità di cura e di controllo nel tempo più efficaci. Magari anche a casa. E’ uno dei messaggi che viene dal congresso nazionale di Anticoagulazione.it, in corso a Bologna, che  riunisce i massimi esperti nazionali in materia e mira a fare il punto sullo stato dell’arte delle terapie anticoagulanti e antitrombotiche, ragionando su come migliorare la qualità di vita del paziente. Tra i temi in discussione c’è la possibilità di monitorare la situazione a casa, più o meno come si fa per il controllo della glicemia in caso di diabete. Oggi questo è possibile grazie all’impiego dei coagulometri portatili (POC), che permettono di monitorare il livello di anticoagulazione e adattare la terapia. Questi strumenti sono particolarmente utili per i pazienti in terapia con gli antagonisti della vitamina K (AVK), che altrimenti devono sottoporsi a prelievi periodici nei Centri specializzati. Stando a quanto riporta uno studio inglese, il monitoraggio a domicilio appare “conveniente”. “Questa analisi costo-efficacia dimostra che il self-monitoring ha una maggiore efficacia clinica, riduce la mortalità e non fa registrare più emorragie – spiega Lucio Liberato, direttore UOC Medicina interna dell’ASST Melegnano e della Martesana –. Dal punto di vista dei costi, servirebbe un investimento di appena 319 sterline per Quality Adjusted Life Year (QALY), pochissimo se si considera che gli inglesi considerano costo-efficace un trattamento che prevede un esborso di 20.000 sterline per ogni anno di vita di qualità guadagnato”.

Chi potrebbe averne i maggiori vantaggi

A trarre il beneficio maggiore sarebbero le persone con valvola meccanica, controindicate per i coagulanti orali diretti (NAO). “Dati come questi dimostrano che non ci sarebbe motivo per non investire da un punto di vista economico su questa strumentazione – fa sapere Liberato.
Nel nostro Paese il problema principale è il costo del dispositivo, attualmente completamente a carico dei pazienti. La richiesta degli specialisti è che il Servizio sanitario nazionale renda rimborsabili questi strumenti almeno alle categorie di pazienti che non hanno alternative alla terapia con gli AVK: bambini e adolescenti, oppure portatori di valvola meccanica”. Ovviamente, tra i temi in discussione c’è anche l’ansia che progressivamente vadano ad estinguersi i Centri deputati al controllo e al monitoraggio della terapia anticoagulante. Questa scelta mette in difficoltà i pazienti delle zone periferiche, che si trovano a dover percorrere tragitti più lunghi per poter essere controllati e aumenta il rischio di complicanze emorragiche e trombotiche, con danno economico per l’alto costo di queste complicanze. Sul fronte della sicurezza delle cure, infine, attenzione viene prestata ai NAO: si tratta di farmaci, introdotti in Italia nel 2013, che hanno semplificato la vita ai pazienti, migliorandone la qualità di vita. Sono prescritti a dose fissa, hanno una minore interazione con gli altri farmaci e non richiedono un monitoraggio continuo. Una maggiore semplicità di utilizzo, tuttavia, non si accompagna sempre a una maggiore aderenza: mancando un controllo costante della terapia, infatti, si scarica sul paziente l’onere della corretta assunzione dei farmaci. I Centri sono dunque importanti anche per questa categoria di pazienti, che può ricorrervi anche per migliorare l’aderenza.

 

(FM)