Un over-65 su dodici fa i conti con la fibrillazione atriale

Il dato emerge da una ricerca apparsa su Europace. L’aritmia più comune va riconosciuta per tempo e affrontata a dovere, per far scendere il rischio di ictus

​Un over-65 su dodici fa i conti con la fibrillazione atriale

Spesso non dà alcun sintomo specifico. A volte si presenta con palpitazioni, sensazione di “sentire” il cuore che batte, stanchezza. Per ipotizzarla, comunque, bisogna prendere le pulsazioni: quando i battiti superano quota 100 anche a riposo, meglio parlarne con il medico per eventuali controlli. Perché con la fibrillazione atriale, soprattutto nella terza età, non bisogna scherzare. E non solo perché aumenta anche di cinque volte il rischio di andare incontro ad un ictus se non si interviene con trattamenti che riducano la coagulazione del sangue, ma anche perché è estremamente diffusa. Una persona su 12, sopra i 65 anni, in Italia fa i conti con questa forma di aritmia. A sancirlo sono i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana, apparsi sulla rivista Europace. Il progetto  è stato promosso e sviluppato da Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle Unità Operative (Firenze, Vibo Valentia e Bergamo. L’indagine ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, costituito da 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito inoltre a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti indicano nella popolazione anziana del nostro paese una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1 per cento. Questo significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.  Inoltre, visto l’aumento dell’età media della popolazione nel nostro Paese, queste cifre sono destinate ad aumentare. Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53 per cento dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69 per cento del totale.

In agguato il rischio di ictus

“Si tratta di uno studio molto importante – commenta Gian Luigi Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia - perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 per cento della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali è dovuto a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari”. Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il Sistema Sanitario Nazionale i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica (cioè da coaguli che si staccano dal cuore e raggiungo i vasi che irrorano il cervello) hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.  I farmaci anticoagulanti, permettono di ridurre di circa 2/3 il rischio di ictus in questi pazienti, ma occorre che siano utilizzati al meglio. E’ fondamentale scoprire l’aritmia: l’identificazione precoce della fibrillazione atriale, attraverso una semplice valutazione del polso e successiva esecuzione di un elettrocardiogramma nei soggetti in cui esso risulti irregolare, nell’ottica di ridurre gli ingenti costi sociali e sanitari collegati a questa condizione e alle sue conseguenze.

 

(FM)