Due bicchieri al giorno e può crescere il rischio di fibrillazione atriale

Il consumo di alcolici negli anni favorirebbe alcune alterazioni elettriche del cuore e la dilatazione dell’atrio sinistro. A ipotizzarlo è una sofisticata ricerca di elettrofisiologia australiana

Due bicchieri al giorno e può crescere il rischio di fibrillazione atriale

Non esagerate. E soprattutto evitate di trasformare l’alcol e i superalcolici in un’abitudine quotidiana ripetuta. Se è vero che nella dieta mediterranea c’è spazio per il classico bicchiere di vino rosso,  per quanto riguarda il rischio aritmie, sarebbe meglio cercare di non superare questa quota. Basta infatti arrivare ai due bicchieri al giorno (ovviamente superalcolici compresi), per ritrovarsi con un potenziale fattore di rischio in più per la fibrillazione atriale, la più comune aritmia cardiaca. Il tutto, sia chiaro, esclusivamente in base ad una più elevata probabilità di andare incontro a disordini elettrici e quasi invisibili “cicatrici” nel tessuto di conduzione dei segnali, che potrebbero contribuire alla modificazione del ritmo. A svelare questo nuovo retroscena è un’originale ricerca condotta in Australia, mirata a comprendere proprio cosa accade in termini di “elettricità” nel cuore in base all’assunzione di bevande alcoliche. La ricerca è stata pubblicata su HeartRhythm. L’indagine è particolarmente interessante perché affronta la problematica del rapporto tra consumo di alcolici ed aritmia sotto l’aspetto elettrofisiologico, andando a colmare una lacuna scientifica importante. Se da tempo si sa che con l’aumentare dell’introito di alcolici nel tempo sale il rischio di aritmia, non c’erano ancora dati precisi sugli effetti dell’alcol sul sistema elettrico del cuore.

Tre popolazioni in esame

Settantacinque persone. Questo il campione considerato nella ricerca, coordinata da Peter Kistler dell’Heart Center presso l’Alfred Hospital, di Melbourne, che ha previsto un’indagine particolarmente invasiva per la valutazione, chiamata mappatura elettroanatomica atriale sinistra ad alta densità. Il test ha previsto l’immissione nell’atrio di un particolare catetere. Sono state considerate tre categorie di persone: gli astemi, chi consumava tra 2 e 7 bicchieri la settimana e chi invece andava da 8 a 21 assunzioni (mediamente due al giorno, quindi 14) di bevande alcoliche ogni sette giorni. Il consumo di alcol è stato autovalutato dai soggetti inseriti nello studio. Dall’indagine è emerso che le persone in esame, ovviamente senza aritmie conclamate, mostravano un comportamento elettrico diverso di fronte a questi test molto sofisticati. Nei bevitori di due bicchieri al giorno in media erano più comuni le invisibili “cicatrici” lungo il percorso elettrico dell’atrio, oltre ad una velocità di conduzione globale più lenta. Inoltre erano più presenti, parlando in termini proporzionali, potenziali atriali complessi, un altro parametro significativo: questo dato è stato confermato anche nei bevitori più modesti. Il tutto, ovviamente, in confronto alla popolazione degli astemi. Secondo l’esperto, il consumo eccessivo di alcol va ovviamente evitato ma occorre prestare attenzione anche alle modiche quantità, almeno in termini di rischio di fibrillazione atriale. “Un regolare consumo moderato di alcol, ma non un consumo lieve, è un importante fattore di rischio modificabile per la fibrillazione atriale, associato a una bassa tensione atriale e ad un rallentamento della conduzione. – spiega il ricercatore”.

 

(F.M.)