Come si cura la fibrillazione atriale

Ad ogni persona la sua cura: in alcune forme può essere utile eseguire un cardioversione elettrica per correggere il ritmo, ma sempre è indicato il trattamento con farmaci che riducano il rischio di formazione di trombi

Come si cura la fibrillazione atriale

Ci sono due obiettivi di cura per chi soffre di fibrillazione atriale. Ridurre la coagulazione del sangue per limitare il rischio che si formino coaguli potenzialmente in grado di salire verso l’alto provocando un ictus e correggere l’aritmia.

  1. Mantenere il sangue fluido

Il trattamento anticoagulante si propone di contrastare la formazione di trombi negli atri e quindi di rendere meno probabili ischemie, ictus o embolie cerebrali. Il ricorso a questi farmaci è consigliato sempre per alcune settimane sia prima che dopo la cardioversione. Quando non è possibile eliminare la fibrillazione atriale gli anticoagulanti risultano utili soprattutto nei pazienti con alto rischio trombo-embolico. Oggi sono disponibili gli anticoagulanti classici (warfarin e dicumarolo) e i moderni anticoagulanti che non richiedono le costanti misurazioni di un parametro che con i vecchi farmaci va controllato regolarmente, l’INR. A fianco degli anticoagulanti si possono impiegare anche gli antiaggreganti, che hanno il compito di limitare l’attività delle piastrine. Per evitare che il cuore batta troppo velocemente, il cardiologo può ricorrere anche a farmaci come i digitalici, i calcio antagonisti, o i beta bloccanti, soli oppure associati agli anticoagulanti. Nelle forme acute si può puntare anche sulla cardioversione farmacologica, che consiste nella somministrazione per via endovenosa oppure orale di farmaci antiaritmici. Può essere utilizzata solo nelle prime ore dall’inizio della fibrillazione atriale, ma non è efficace in tutti i casi. In alcuni pazienti non è utilizzabile per controindicazioni all’uso dei farmaci. Successivamente lo specialista prescrive una terapia farmacologica a base di anticoagulanti.

Come si cura la fibrillazione atriale
  1. L’elettricità per il cuore

Il trattamento mirato alla correzione dell’aritmia si chiama cardioversione. Può essere effettuato in due modi. La cardioversione elettrica esterna prevede l’erogazione di una scossa elettrica attraverso un’apposita apparecchiatura appoggiata sul torace; poiché la procedura è dolorosa, richiede una breve anestesia generale. La cardioversione elettrica interna o endocavitaria si effettua per mezzo di appositi cateteri, introdotti attraverso una vena, in anestesia locale, sotto controllo radiografico; per mezzo di questi cateteri viene erogata una scossa elettrica di lieve entità. Il paziente non viene perciò addormentato, ma solo leggermente sedato in quanto avverte, al momento della scossa, solo una sensazione di colpo nel petto. In caso di fibrillazione atriale di recente comparsa, il ritmo degli impulsi provenienti dal nodo del seno è caotico e il cardiologo, in primo luogo, cerca di ripristinarne la regolarità.