La depressione va in coppia con la fibrillazione atriale

Una curiosa ricerca danese dimostra che il  trattamento per il male oscuro aumenta il rischio di aritmia, soprattutto all’inizio delle cure, I farmaci non c’entrano, l’associazione è solo tra le patologie

La depressione va in coppia con la fibrillazione atriale

Se non riuscite a fare i conti con l’umore nero e iniziate un trattamento farmacologico, ricordate di misurare i battiti del cuore. Se vedete che il ritmo è particolarmente veloce, e non solo in questo caso, parlatene con il medico. Chi è depresso, infatti, corre un rischio maggiore di sviluppare la fibrillazione atriale, la più comune aritmia cardiaca, particolarmente frequente soprattutto nella terza età. A mettere in guardia è una ricerca dagli esperti dell’Università di Aarhus in Danimarca, apparsa sulla rivista European Journal of Preventive Cardiology, che peraltro mette in luce un altro aspetto: il trattamento farmacologico per la depressione non avrebbe impatto particolare sulla salute del cuore. Insomma, non c’è solo un maggior rischio di andare incontro ad un infarto per chi è depresso, ma anche il ritmo cardiaco può in qualche modo venire alterato da questa patologia, sempre più diffusa. Le cifre dicono infatti che in prospettiva una persona adulta su quattro in Europa è destinata, nei prossimi anni, a vedersi diagnosticata la fibrillazione atriale. Va detto che in molti casi questa aritmia non dà alcun segno della sua presenza, e per questo è fondamentale rivolgersi al medico se il polso appare accelerato o se sembra “perdere” colpi. In altre situazione compaiono i sintomi più comuni, che vanno dalle palpitazioni con il cuore che rimbalza in gola, fino alle difficoltà di respiro o alle vertigini.

I risultati della ricerca

Gli studiosi del Paese nord-europeo hanno preso in esame quasi 800.000 soggetti che hanno cominciato a trattare la depressione tra il 2000 e il 2013, considerando come parametro di inclusione la prima prescrizione di farmaci per questa malattia. la popolazione di controllo è stata scelta in soggetti di pari età ma senza alcun problema dell’umore. Si è misurata la presenza della fibrillazione atriale un mese prima dell’inizio della cura e durante la terapia per la depressione. I risultati non sembrano lasciare spazio a dubbi. In confronto alla popolazione di controllo, i soggetti che iniziavano il trattamento farmacologico per la depressione avevano un rischio più che triplicato di fibrillazione atriale nel primo mese di cura. In seguito il pericolo, pur mantenendosi presente, è calato progressivamente. Secondo gli esperti di Aarhus si possono trarre conclusioni diverse da questa ricerca. Innanzitutto il potenziale valore (ancora tutto da dimostrare) del trattamento per la depressione sull’aritmia, che appare correlato al calo progressivo di rischio di fibrillazione atriale nelle persone in terapia. D’altro canto, c’è un altro dato di farmacovigilanza che non va sottovalutato: il fatto che i rischi di sviluppare aritmia siano particolarmente elevati nel mese che precede il trattamento antidepressivo per poi calare sta a significare la sostanziale sicurezza dei trattamenti, almeno per questo specifico aspetto.

 

(FM)