Fibrillazione atriale, chi è alto rischia di più

La statura elevata potrebbe essere correlata con una maggior probabilità di sviluppare l’aritmia. Possibile una chiave “genetica” del fenomeno

Fibrillazione atriale, chi è alto rischia di più

“Altezza mezza bellezza”. Non c’è dubbio che un fisico slanciato possa offrire un’immagine maggiore di salute e benessere. Ma forse, almeno per quanto riguarda il rischio di fibrillazione atriale, forse non essere esattamente delle “stanghe” potrebbe essere d’aiuto. Stando a quanto riporta uno studio di Penn Medicine presentato a Filadelfia nel corso del congresso dell’American Heart Association, infatti, pare proprio che chi ha una statura imponente sia maggiormente predisposto a sviluppare questo disturbo del ritmo, il più comune nella popolazione generale.  Stando a quanto riporta lo studio, rispetto alle persone di altezza media di circa 170 centimetri, ad ogni aumento della statura pari ad un pollice (in centimetri 2,54) si può avere un aumento del rischio di circa il 3 per cento. E’ la prima volta che si dimostra una potenziale connessione causale tra statura e probabilità di sviluppare l’ aritmia, e pare proprio che alla base di questo potenziale elemento di rischio ci siano particolari combinazioni genetiche che si ritrovano tanto in chi è molto alto quanto in chi si può ritrovare più facilmente ad affrontare il problema aritmico, che del resto va evidenziato precocemente per mettere in atto le opportune contromisure e quindi controllare il pericolo di andare incontro ad ictus cerebrale, che in chi soffre dell’aritmia aumenta anche di cinque volte.

Il valore dell’analisi genetica e le possibilità di screening

Il dato emerso dalla ricerca nasce dalla valutazione di oltre un milione e 200.000 persone, ovviamente sotto l’aspetto genetico, derivanti da due consorzi, il GIANT (Genetic Investigation of Anthropometric Trials), e l’AFGena (Atrial Fibrillation Genetics). Dalle indagini è emerso chiaramente come quando esistevano caratteristiche genetiche correlate all’elevata statura erano presenti anche condizioni che potevano esporre ad un maggior rischio di sviluppo dei fibrillazione atriale. Come se non bastasse, e come è scientificamente corretto, sono stati eliminati i “pesi” relativi a condizioni patologiche che possono predisporre all’aritmia, come l’ipertensione   , le cardiopatie e condizioni metaboliche come il diabete. Infine, dopo questa raccolta di informazioni derivanti da big data, sono stati esaminati profondamente, anche con valutazioni “ad personam”, circa 7000 soggetti che fanno parte Penn Medicine Biobank. Anche in questa popolazione, pur considerando anche la situazione rilevata con l’esame clinico e l’ecocardiografia, è stato peraltro osservato come chi ha “scritto” nel suo Dna la tendenza all’altezza appare più esposto all’aritmia. Tra le possibili ricadute dello studio una appare particolarmente significativa in senso preventivo. Pur se appare un’impresa titanica, e comunque poco razionale sotto l’aspetto dei costi, pensare ad uno screening di popolazione per rivelare la presenza di aritmia, si può pensare per il futuro ad tecnologie in grado di esaminare specificamente le persone molto alte, per svelare se la fibrillazione atriale si è manifestata, magari senza alcun sintomo.

 

(FM)