Fibrillazione atriale, ne soffrono più di 700mila italiani. Ecco i nuovi trattamenti

Circa 1-2 persone su 100 e un anziano over 80 su 10 ha questo disturbo, la più diffusa aritmia cardiaca, che aumenta di cinque volte il rischio di ictus. Oggi gli esperti effettuano un punto su questa condizione e sui nuovi trattamenti disponibili

Fibrillazione atriale, ne soffrono più di 700mila italiani. Ecco i nuovi trattamenti

Quasi 800mila italiani soffrono di fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco, in particolare un'aritmia, che aumenta di cinque volte il rischio di ictus e raddoppia quello di morte per tutte le cause. Oltre alla predisposizione genetica e alla presenza di altre patologie cardiovascolari,l'ipertensione, il sovrappeso e l'eccesso di attività sportiva agonistica sono i principali fattori che possono contribuire all'insorgenza di una fibrillazione atriale. Tuttavia, se trattata bene, questa
condizione è associata a una prognosi ottima. Per fare il punto sulla fibrillazione atriale, oggi, è stato organizzato un incontro a Roma, cui prendono parte alcuni specialisti in cardiologia, che presentano gli ultimi risultati della ricerca sulle nuove prospettive terapeutiche. Ecco le novità.

Fibrillazione atriale e rischio di ictus

In Italia la fibrillazione atriale è l'aritmia più frequente: da uno a due persone su 100 hanno questa condizione, e sopra gli 80 anni ben una persona su 10. Il rischio principale, spiegano gli esperti, è che se non riconosciuta per tempo e curata adeguatamente, questo disturbo possa condurre ad un ictus, una delle patologie cardio cerebrovascolari più diffuse e invalidanti, nonché potenzialmente fatale. “In Italia, ogni anno ci sono 200mila casi di ictus – sottolinea Giuseppe Musumeci, direttore della Cardiologia dell'Azienda ospedaliera Santa Croce di Cuneo – di cui un terzo di quelli che insorgono sopra gli 80 anni sono dovuti a fibrillazione atriale”. Il meccanismo alla base vede un malfunzionamento dell'atrio (la cavità superiore del cuore), che pompa meno sangue del necessario nella cavità inferiore creando un ristagno. Questo ristagno può dare forma a un coagulo, che, se si frammenta e si stacca, può arrivare al cervello determinando una parziale o totale occlusione di un'arteria cerebrale, quello che si definisce ictus.

La diagnosi

Anche il medico di medicina generale può riconoscere quest'aritmia, semplicemente rilevando il battito cardiaco al polso del paziente e sollevare il sospetto di una fibrillazione atriale. Fra gli esami per la diagnosi vi sono l'elettrocardiogramma (Ecg), anche portatile – il cosiddetto Holter – per rilevare il battito durante tutto l'arco della giornata.

Le terapie

La scelta del trattamento dipende dal tipo di fibrillazione atriale, nonché dalla presenza di altre patologie, ed è indirizzata a prevenire l'ictus. L'ablazione transcatere, una procedura chirurgica generalmente effettuata in pazienti sotto i 60 anni e con sintomi invalidanti e persistenti, è l'unico trattamento potenzialmente risolutivo. Al di là della chirurgia, che è utilizzata in un numero limitato di casi, diverse, poi, sono le possibilità farmacologiche per tenere sotto controllo questa condizione. In particolare, spiegano gli esperti, per prevenire l'ictus si utilizzano gli anticoagulanti orali. “Per molti anni, gli unici disponibili sono stati i derivati cumarinici o anti vitamina K, warfarin e acenocumarolo”, sottolinea Pasquale Perrone Filardi, direttore della Scuola di specializzazione in malattie cardiovascolari dell'Università Federico II di Napoli, “la cui efficacia tuttavia può essere influenzata dall'interazione con altri medicinali o con alimenti ricchi di vitamina K, come molte verdure”.
Già da tempo, però, esistono nuovi anticoagulanti orali (NOACs), come spiega Filippo Crea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, altrettanto sicuri e con un meccanismo d'azione che riduce le interazioni e rende più semplice la gestione del dosaggio. Un esempio è rappresentato da apixaban, un farmaco somministrato per via orale, che riduce il rischio di ictus e di embolia sistemica e che è utilizzato per la profilassi, il trattamento e la prevenzione secondaria della trombosi venosa profonda e dell'embolia polmonare.

 

di Viola Rita