Fibrillazione atriale, soddisfacente sicurezza degli anticoagulanti orali

Pubblicati su European Heart Journal - Cardiovascular Pharmacotherapy i dati di un grande studio osservazionale su un singolo farmaco di questa classe in caso di fibrillazione atriale non valvolare

Fibrillazione atriale, soddisfacente sicurezza degli anticoagulanti orali

Quando pensiamo all’Etna, la mente corre subito alla splendida Sicilia e ai paesaggi unici che il vulcano propone. Ma se scriviamo ETNA-AF-Europe (acronimo per Edoxaban Treatment in routiNe clinical prActice in patients with nonvalvular Atrial Fibrillation), si possono trovare importanti informazioni sull’efficacia e sulla sicurezza di un farmaco, appunto edoxaban, che fa parte di questa classe. Stando a quanto pubblicato su European Heart Journal - Cardiovascular Pharmacotherapy, emergono interessanti informazioni anche relative a soggetti particolarmente fragili. Lo studio ETNA-AF segue oltre 13.000 pazienti in tutto Europa, “I risultati rilevati in ETNA-AF-Europa ora completano quelli riportati da altri studi osservazionali con gli altri NAO. I punti di forza di questo studio includono l’ampia dimensione del campione, una durata di 4 anni, il disegno prospettico, un contesto internazionale che comprende 10 Paesi e la mancanza di espliciti criteri di esclusione – commenta a spiegato Paulus Kirchhof, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’ University Heart and Vascular Centre UKE di Amburgo e professore di Medicina Cardiovascolare dell’ Institute of Cardiovascular Sciences presso l’Università di Birmingham. La bassa incidenza di ictus, sanguinamento maggiore e morte dimostrano che l'anticoagulazione con edoxaban, in linea con quanto osservato con gli altri NAO, è uno strumento efficace per ridurre esiti seri nei pazienti con fibrillazione atriale." In particolare, l’incidenza complessiva di emorragia maggiore, ictus ed embolia sistemica, nonché di mortalità per tutte le cause, è stata considerata bassa e crescente in modo lineare nel periodo di follow-up di un anno. inoltre eventi emorragici maggiori sono stati segnalati in 132 pazienti (1,05% / anno), di cui 51 (0,4%/anno) erano gastrointestinali e 30 (0,2% / anno) intracranici. Ictus o embolia sistemica si sono verificati in 103 pazienti (0,82% /anno).

Perché bisogna tenere il sangue fluido

E’ la più diffusa forma di aritmia, che spesso non dà segni della sua presenza se non fastidi come stanchezza o temporanee palpitazioni. Ancora oggi, quasi in un caso su tre questa condizione non viene riconosciuta per tempo e mette il cuore, ma soprattutto il cervello, a rischio. All’interno dell’atrio, la camera superiore del cuore di sinistra, i battiti alterati possono creare infatti disturbi nella normale circolazione del sangue, che quindi tende a formare piccoli coaguli. Se questi si spostano poi attraverso le arterie verso i vasi che irrorano il cervello, possono determinare uno stop della circolazione in un’area cerebrale. Risultato: chi soffre di fibrillazione atriale vede aumentare fino a cinque volte il rischio di andare incontro ad un ictus cerebrale. Come se non bastasse, le lesioni al cervello in presenza di aritmia sono mediamente più gravi e quindi potenzialmente mortali.  Purtroppo questa forma di aritmia è particolarmente frequente, e in Italia interessa il due per cento della popolazione, concentrandosi soprattutto negli anziani,  specie se ipertesi, con malattie delle valvole cardiache, patologie respiratorie collegate anche al fumo di sigarette e scompenso cardiaco. In presenza di fibrillazione atriale, la frequenza ventricolare può variare ampiamente, rallentando nettamente o accelerando di molto. Il disturbo soggettivo è maggiore se il numero dei battiti al minuto è molto basso oppure molto alto. In questi casi il paziente può avvertire affaticamento, mancanza di respiro durante gli sforzi e, in casi eccezionali, può perdere conoscenza (sincope). Vi sono persone che non hanno questi disturbi, ma hanno solo una sensazione soggettiva di palpitazione (ossia avvertono in modo fastidioso la pulsazione cardiaca, «come un battito d’ali nel petto», riferiscono alcuni pazienti). Se invece i battiti cardiaci non sono troppo lenti né troppo veloci, è possibile che non si avverta alcun fastidio. In questi casi, il medico o lo stesso paziente possono rendersi conto della fibrillazione atriale solo per caso, avvertendo l'irregolarità dei battiti al polso. La fibrillazione atriale può comparire sia in un paziente già cardiopatico sia in un soggetto dal cuore sano.