Il virus HIV aumenta il rischio di fibrillazione atriale

Secondo una ricerca americana l’infezione andrebbe considerata come un potenziale fattore di rischio per l’aritmia più diffusa. Fondamentale la prevenzione dell’ictus

Il virus HIV aumenta il rischio di fibrillazione atriale

Essere ipertesi e non tenere la pressione sotto controllo aumenta dell’89 per cento il rischio di andare incontro alla fibrillazione atriale. Ma l’infezione da virus HIV fa aumentare questo pericolo dell’80 per cento, contro il 22 per cento riscontrato in chi soffre di diabete. C’è insomma un nuovo elemento da tenere sotto controllo per la prevenzione dell’ictus cerebrale, che proprio nella fibrillazione atriale trova spesso il “motore” per svilupparsi. Basti pensare che la presenza dell’aritmia, la cui prevalenza cresce con l’avanzare dell’età, aumenta anche fino a cinque volte la probabilità di andare incontro all’episodio di ischemia cerebrale. A scoprire il ruolo del virus che provoca l’Aids ma può essere adeguatamente tenuto sotto controllo con le terapie è una ricerca coordinata da Gregory Marcus, della Divisione di Cardiologia della ACSF, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology. Lo studio ha preso in esame i dati relativi ad oltre 17 milioni di persone che vivono in California, arrivando a definire le percentuali sopracitate. Secondo Marcus le indicazioni pratiche che vengono dalla ricercar sono molto importanti: “visto che la fibrillazione atriale può essere asintomatica e l’ictus può essere la prima manifestazione dell’aritmia, è importante per chi segue le persone essere attente ai pazienti a rischio elevato”. Sia chiaro: non è la prima volta che si parla dei rischi legati all’infezione da HIV per il cuore. Diversi studi precedenti dimostrano che in queste persone può essere più elevato il rischio di sviluppare malattie cardiovascolare ed anche di arresto cardiaco, segnalando come anche i trattamenti che hanno permesso di arrivare ad un’aspettativa di vita simile per i sieropositivi rispetto ai sani possano avere un ruolo in questo senso. Ma è la prima volta che si parla di rischio fibrillazione atriale così elevato in chi è HIV-positivo.

Quasi cinque anni di osservazione

La grandissima mole di informazioni derivante dagli oltre 17 milioni di persone di età superiore ai 21 anni coinvolte nella ricerca, ha permesso di correlare la loro condizione con i ricoveri. Ebbene si è visto che nel periodo di osservazione di 4,7 anni ci sono state circa 625.000 diagnosi di fibrillazione atriale, con 1076 casi tra i soggetti positivi per il virus HIV. Una volta eliminate tutti I fattori che potevano essere confondenti, l’incidenza della fibrillazione atriale è stato di 18,2 diagnosi per mille persone l’anno in chi era positivo all’HIV in confronto a 8,9 nelle altre persone. Per questo gli esperti americani raccomandano di prestare attenzione a questa patologia e, più in generale, al benessere cardiovascolare delle persone con HIV. Ma cosa succede in caso di fibrillazione atriale? Le normali contrazioni degli atri, le camere superiori del cuore da cui il sangue passa ai ventricoli, vengono sostituite da movimenti caotici, completamente inefficaci ai fini della propulsione del sangue. Inoltre il battito cardiaco diviene completamente irregolare. Viene infatti a mancare il controllo del ritmo cardiaco da parte del suo naturale segnapassi, chiamato nodo del seno, che viene invece rimpiazzato da altre aree degli atrii. Per questo si altera il battito cardiaco, con gli atrii stessi che si contraggono in modo scoordinato e disorganizzato, con il ritmo percepibile al polso che diventa irregolare e spesso più rapido. Col tempo questa situazione tende a deteriorare la funzione cardiaca e anche l’attività di spinta del sangue verso l’organismo che il muscolo cardiaco normalmente esercita. E inoltre può creare delle “anomalie” nella circolazione del sangue che favoriscono la comparsa di coaguli che risalgano verso le arterie che irrorano il cervello, aumentando quindi il rischio di ictus.

 

(FM)