La fibrillazione atriale, quando il cuore “batte” in testa

Ne soffrono soprattutto gli anziani. Ed è la forma di aritmia più comune. Può favorire l’insorgenza di ictus cerebrale

La fibrillazione atriale, quando il cuore “batte” in testa

È la più diffusa forma di aritmia, che spesso non dà segni della sua presenza se non fastidi come stanchezza o temporanee palpitazioni. Ancora oggi, quasi in un caso su tre questa condizione non viene riconosciuta per tempo e mette il cuore, ma soprattutto il cervello, a rischio. All’interno dell’atrio, la camera superiore del cuore di sinistra, i battiti alterati possono creare infatti disturbi nella normale circolazione del sangue, che quindi tende a formare piccoli coaguli. Se questi si spostano poi attraverso le arterie verso i vasi che irrorano il cervello, possono determinare uno stop della circolazione in un’area cerebrale. Risultato: chi soffre di fibrillazione atriale vede aumentare fino a cinque volte il rischio di andare incontro ad un ictus cerebrale. Come se non bastasse, le lesioni al cervello in presenza di aritmia sono mediamente più gravi e quindi potenzialmente mortali.  Purtroppo questa forma di aritmia è particolarmente frequente, e in Italia interessa il due per cento della popolazione generale, e sino all’8% degli anziani oltre i 75 anni, specie se ipertesi, con malattie delle valvole cardiache, patologie respiratorie collegate anche al fumo di sigarette e scompenso cardiaco.