Neonati cicciotelli a maggior rischio di fibrillazione atriale da grandi

Il peso alla nascita (e dopo) è importante: se elevato potrebbe aumentare il rischio di aritmie da adulti

Neonati cicciotelli a maggior rischio di fibrillazione atriale da grandi

Per le fotografie, il neonato paffutello è sempre una grande soddisfazione. Ispira tenerezza e viene voglia di abbracciarlo. Ma per la salute futura del piccolo un elevato peso alla nascita, in particolare se superiore ai quattro chili, potrebbe tradursi in un maggior rischio di sviluppare in età adulta/anziana la più comune delle aritmie cardiache, ovvero la fibrillazione atriale. E con essa, purtroppo, anche un maggior pericolo di andare incontro a ictus cerebrale: in chi presenta questa patologia del ritmo cardiaco i rischi di sviluppare un attacco cerebrale aumentano anche fino a cinque volte. A mettere in guardia sui neonati eccessivamente “robusti” e soprattutto sulla necessità di monitorare con cura la condizione cardiaca anche in termini di disturbi del ritmo è una ricerca coordinata da Songzan Chen dell’Università cinese Zhejiang, di Hangzhou, presentata al Great Wall International Congress of Cardiology (GW-ICC). Secondo l’autore dell’indagine il rischio di andare incontro a fibrillazione atriale in età adulta sarebbe più elevato nei piccoli di peso alla nascita superiore a 4 chili rispetto ai piccoli normoteso. Per questo il consiglio, in chiave preventiva, è rivolto soprattutto alle donne in gravidanza. Secondo Chen seguire un’alimentazione bilanciata a fare i regolari controlli durante la “dolce attesa” può essere una chiave vincente in termini di prevenzione, in particolare per le donne che sono sovrappeso o francamente obese o comunque soffrono di diabete. Ovviamente, poi, è importante che le persone che sono nate particolarmente “robuste”, oltre a prestare attenzione al controllo del peso in età adulta, adottino ancor più degli altri stili di vita sani sotto l’aspetto dell’alimentazione e della regolare attività fisica, al fine di limitare i rischi legati all’elevato peso alla nascita.

Uno studio sui Big Data

La ricerca è partita dai dati relativi a oltre 320.000 patrimoni genetici, che hanno permesso di identificare 132 varianti “scritte” nel Dna associate con il peso alla nascita. In seguito, poi, si sono valutate quali di queste caratteristiche del genoma potessero giocare un ruolo nello sviluppo della fibrillazione atriale impiegando i dati dei quasi 540.000 partecipanti all’Atrial Fibrillation Consortium, il 10 per cento circa dei quali soffriva di fibrillazione atriale. Quindi le 132 varianti genetiche individuate sono state correlate con i patrimoni genetici di tutti questi individui, inserendo come ulteriore parametro anche il peso alla nascita. Da questa complessa mole di calcoli è quindi emerso il rapporto tra elevato peso alla nascita e rischio di aritmia in età adulta. In particolare si è visto che chi pesava al momento del primo vagito poco meno di mezzo chilo in più rispetto alla media (esattamente 482 grammi) presentava un rischio più elevato del 30 per cento di andare incontro ad aritmia in età adulta. Lo studio offre un nuovo tassello alle conoscenze sulla genesi dell’aritmia, che rappresenta una delle principali sfide per la cardiologia moderna, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione. il rischio di sviluppo di fibrillazione atriale cresce infatti con l’età.

 

(FM)