Perché il cervello è a rischio?

Nel tempo, l’aritmia crea una serie di alterazione nella circolazione all’interno del cuore. Così si formano coaguli che possono “viaggiare” fino alle arterie del cervello.

Perché il cervello è a rischio?

In corso di fibrillazione atriale il sistema di conduzione trasporta ai ventricoli una stimolazione elettrica molto rapida, che li rende incapace di contrarsi con regolarità, quindi ne compromette la funzione pompa. Le condizioni emodinamiche degli atri favoriscono invece il ristagno del sangue al loro interno, quindi la formazione di trombi. Se la fibrillazione atriale persiste a lungo (mesi o anni), il cuore va incontro ad alterazioni non più solo funzionali ma anche anatomiche, che ne riducono ulteriormente l’efficienza contrattile. Si crea così un circolo vizioso il cui esito ultimo può essere lo scompenso cardiaco. Se alla fibrillazione atriale si aggiungono poi altre condizioni patologiche, come l’ipertensione, l’aterosclerosi, la cardiopatia ischemica e le valvulopatie, la situazione può ulteriormente aggravarsi.

La complicazione potenzialmente più grave della fibrillazione atriale è la formazione di trombi murali, ossia adesi alle pareti interne degli atri. Questi trombi possono infatti staccarsi dal cuore e, trasportati dalla corrente ematica, raggiungere arterie periferiche e occluderle (embolia), ponendo i tessuti tributari in condizioni di ischemia, che può essere assoluta se l’arteria è di tipo terminale (come i rami che si distaccano dal poligono di Willis). Ecco perché il rischio di ictus cerebrale ischemico è molto più elevato nei pazienti con fibrillazione atriale rispetto ai soggetti con normale ritmo sinusale. In conseguenza della perdita della capacità contrattile e dell'ingrandimento degli atri, la velocità del sangue nelle camere atriali destra e sinistra diminuisce sensibilmente. Questo rallentamento può portare alla formazione di aggregati di cellule e proteine del sangue (trombi).
Se questi trombi rimangono a livello atriale non creano problemi, ma spesso parti di essi (emboli) entrano improvvisamente in circolo andando a finire nei polmoni (embolia polmonare), al cervello (ictus), a livello dei vasi intestinali (infarti intestinali) o renali (infarti renali), degli arti (occlusione acuta con ischemia dell'arto colpito) o di qualsiasi altro organo.