Così la solitudine minaccia il cuore e aumenta i rischi

Chi si sente solo dopo un ricovero per malattie cardiovascolari ha un rischio più elevato di morte. Purtroppo accade anche in caso di aritmia

Così la solitudine minaccia il cuore e aumenta i rischi

Heart, la prestigiosa rivista scientifica, rilancia l’attenzione sulle condizioni psicologiche delle persone che, dopo un ricovero in ospedale per un problema cardiaco, si ritrovano da sole a casa. Non avere compagnia, e avere uno scarso sostegno sociale da parte di vicini ed amici, si tradurrebbe secondo quanto pubblica la stessa rivista in un maggior rischio di decesso. Stando a quanto riporta lo studio condotto all’Ospedale Universitario di Copenaghen, il pericolo sarebbe particolarmente significativo per gli uomini. C’è un fattore che aggiunge un tassello importante alle conoscenze sui rapporti tra sensazione di solitudine e problemi cardiovascolari: mentre fino ad ora l’attenzione si era concentrata soprattutto in chi aveva avuto un infarto, la ricerca danese, che ha ovviamente considerato anche il ridotto sostegno sociale come elemento di rischio, dimostra che anche in caso di altre patologie cardiache, prime tra tutte le aritmie, rimanere soli aumenta le difficoltà per chi si vuole mantenere in salute. L’indagine ha preso in esame gli esiti ad un anno di persone che presentavano patologie ischemiche, alterazioni del ritmo, insufficienza cardiaca e malattie delle valvole del cuore nel periodo che va dal 2013 al 2014. Sono stati così raccolti dati su 13.443 soggetti che hanno completato un questionario sul loro benessere fisico e psicologico, oltre che sulle abitudini (alimentazione, fumo ed altro) e sulla qualità di vita. Va sottolineato con in sette casi su dieci si trattava di uomini.

Il peso del sentirsi soli

In primo luogo, semplicemente leggendo i risultati del test, gli studiosi del Paese nordico si sono accorti che questa condizione psicologica si associava ad un rischio aumentato di tre volte di andare incontro ad ansia e depressione, sempre in confronto a chi non aveva problemi di solitudine. Ma non basta. Andando a valutare dopo un anno dall’inserimento nello studio i dati del Registro nazionale, contando letteralmente chi era deceduto, si è visto che a prescindere dalla diagnosi la solitudine è risultata associata ad una minor salute. In particolare, una volta considerati anche gli aspetti relative allo stato sociale e agli altri elementi che possono influire sul benessere, le donne sole avevano un rischio di quasi tre volte aumentato di morte per tutte le cause rispetto a quelle che vivevano in compagnia e per gli uomini i pericoli sono risultati addirittura più che triplicati, arrivando addirittura al 39 per cento. insomma: la solitudine innescherebbe – questo il pensiero degli autori dello studio - .una serie di mutamenti nelle reazioni immunitarie, nell’equilibrio neuro-ormonale ed ovviamente sull’apparato cardiovascolare che in qualche modo impattano sul benessere della persona. Si tratta solo di ipotesi, visto che lo studio è stato solo osservazionale. Ma se una persona vive da sola occorre tenere presente anche questo al mento della dimissione, per essere davvero d’aiuto e migliorare gli esiti dopo un problema per la salute del cuore. 

 

(FM)