Supercomputer dirà se un farmaco mette a rischio il cuore

Individuato un modello per individuare terapie che potrebbero avere collaterali, soprattutto sul ritmo cardiaco. Più sicurezza per le cure del futuro

Supercomputer dirà se un farmaco mette a rischio il cuore

Solo poco tempo fa, dai cardiologi è arrivato un messaggio chiaro. Attenzione a monitorare correttamente il trattamento con idrossiclorochina per il Covid19, soprattutto negli anziani: il farmaco potrebbe avere un impatto sulla salute del cuore, specie per quanto riguarda la comparsa di aritmie, potenzialmente anche gravi. E’ solo un esempio, legato alle congiunture virologiche attuali. Ma è anche un chiaro monito per raccomandare attenzione sull’azione dei medicinali che, prescritti per altre cause, potrebbe avere ripercussioni anche sulla salute cardiaca. Su questo fronte, ad ogni modo, una buona notizia viene da una ricerca dell’Università Davis, apparsa su Circulation Research, e coordinata da Colleen E. Clancy e Igor Vorobyov,  docenti di Fisiologia e Biologia delle Membrane. La soluzione per poter individuare i medicinali a possibile rischio potrebbe venire dai calcoli di un supercomputer ad altissime prestazioni, capace di analizzare le possibili ripercussioni dei principi attivi farmacologici sull’attività elettrica del cuore. Secondo Clancy “una delle principali ragioni perché un farmaco venga ritirato dal mercato è la comparsa di aritmie potenzialmente mortali”. Ma purtroppo, al momento non esistono soluzioni semplici per identificare questi possibili effetti negativi e le interazioni tra un farmaco e i canali del potassio, fondamentali per mantenere il naturale ritmo cardiaco.

Come lavora il supercomputer

In base a quanto riporta la rivista scientifica, l’analisi informatica ipersofisticata consente di prevedere i possibili impatti di un farmaco sul ritmo cardiaco semplicemente conoscendo la sua formula e quindi determinare il valore terapeutico della molecola e i suoi eventuali effetti collaterali a carico del sistema elettrico del cuore. Sulla base di questa informazione il computer prima analizza come il principio attivo potrebbe interagire specificamente con i canali del potassio e più in generale con le cellule cardiache, poi questi dati vengono confrontati con le rilevazioni elettrocardiografiche effettuate negli studi clinici sui pazienti. “Mescolando” in chiave informatica, come in un cocktail, quanto emerge, gli scienziati possono quindi identificare i farmaci che potrebbero risultare a rischio. Il sistema, in base alla rilevazione riportata nello studio, pare essere affidabile visto che ha risposto correttamente alle interazioni con i canali del potassio di due diversi farmaci, uno con uno spiccato profilo di sicurezza e l’altro con un riconosciuto rischio aumentato di aritmie. L’ipotesi di lavoro, ora, dovrà essere confermata in pratica, all’interno dei laboratori e potrebbe diventare uno strumento utilissimo per valutare un farmaco destinato ad entrare sul mercato prima che venga assunto di migliaia di persone.

 

(FM)