I segreti della trombosi nell’astronauta

New England Journal of Medicine riporta il caso di un astronauta, colpito da trombosi venosa profonda della giugulare. Ecco perché può succedere

​I segreti della trombosi nell’astronauta

Gli astronauti? Probabilmente sono la categoria di persone più studiata e seguita sotto l’aspetto della salute. eppure anche loro si ammalano, a distanza di migliaia di chilometri dalla terra. E possono andare incontro a patologie cardiovascolari, esattamente come tutti noi. Ma come è possibile, visti i controlli? E’ la domanda che ci si pone dopo aver letto quanto riporta il New England Journal of Medicine riguardo ad un astronauta a bordo della Stazione Spaziale (Iss), colpito trombosi venosa profonda alla giugulare. Secondo la ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus Lidia Rota Vender  “sappiamo che lo stile di vita aumenta la probabilità di essere colpiti da trombosi ma succede che vengano colpite anche persone incolpevoli, che conducono una vita sana e intelligente e sono giovani: perchè? Ce lo deve dire la Scienza, richiederà  tempo, ma molti gruppi, e gli italiani fra questi sono eccellenti, stanno lavorando per capire che cosa può scatenare una trombosi venosa, un infarto, un’embolia polmonare un ictus cerebrale anche in una persona giovane e incolpevole. Che un astronauta, per definizione selezionato perchè sano e controllatissimo dal punto di vista medico, sviluppi una trombosi della giugulare è un fatto assai raro: la  prolungata permanenza in un ambiente con una forza di gravità praticamente a zero (microgravity) può facilitare il manifestarsi  di alcuni fenomeni che, insieme ad altri complici, può scatenare una trombosi anche in una persona così sana come si suppone sia un astronauta? Significa che il soggetto era predisposto e con i mezzi diagnostici attuali questa predisposizione non era identificabile?”

Dallo spazio alla vita di ogni giorno

In attesa delle risposte dalla Ricerca, i meccanismi che possono provocare una trombosi in condizioni di microgravità richiamano i meccanismi che scatenano la trombosi in alta montagna o in aereo durante un lungo viaggio e in posizione scomoda (sindrome da classe economica) anche in persone sane e che non hanno avuto precedenti trombosi. “In queste situazioni la tensione di ossigeno è più bassa del normale ma -  spiega la presidente di ALT  - sappiamo che altri fattori di rischio sono complici nello scatenare il disordine che porta alla trombosi: la posizione scomoda, la disidratazione, una predisposizione individuale che non dipende solo dai precedenti di ciascuno e dalla diagnosi di mutazioni cosiddette per trombofilia ma anche dalla storia famigliare, qualora si siano verificati nei consanguinei eventi da trombosi, arteriosa o venosa, che potrebbero essere portatori di mutazioni ancora sconosciute. Molti tendono a sottovalutare la serietà di una trombosi che si forma in una vena delle gambe, per esempio, ma sappiamo che nella metà dei casi questa può estendersi liberando emboli che possono provocare embolia polmonare, un evento molto grave, spesso non riconosciuto”. Aggiunge Luigi De Marco clinico e  ricercatore all’IRCCS CRO di Aviano e  al The Scripps Research Institute  La Jolla, California: “gli studi  sulla formazione di trombi nel sangue eseguiti in occasione di un evento da trombosi occorso nel 1971  a un astronauta di Apollo 15, definita  “Apollo 15 Space Syndrome” porteranno alla creazione di strumenti in grado di tracciare il profilo di rischio di ciascuno, a prescindere dalla storia famigliare, proprio studiando il trombo al microscopio, mentre si sta formando, in soggetti sani e in soggetti che assumono farmaci antitrombotici perché già colpiti”.

(FM)