Se vi attacca il “Lupus”, risonanza al cuore

La risonanza magnetica può aiutare a capire se c’è coinvolgimento cardiaco senza sintomi in chi soffre della malattia che può colpire diversi apparati. L’esame è indolore e risulta particolarmente utile in queste persone

Se vi attacca il “Lupus”, risonanza al cuore

Chi soffre di Lupus Eritematoso Sistemico deve prestare particolare attenzione al cuore, che spesso viene “morso” (è il caso di dirlo) fin dalle fasi iniziali della malattia reumatica ma che nasconde alla perfezione il suo coinvolgimento, tanto che non si scopre la situazione cardiaca fin quando non compaiono i sintomi. Il tutto, ovviamente, con ritardo nella diagnosi e nelle terapie per preservare il cuore. Per questo appare di grande interesse lo studio pubblicato su Arthritis & Rheumatology e condotto dall’equipe di  Qiang Guo, dell’Università cinese Jiaotong, che segnala come sia fondamentale eseguire precocemente una risonanza magnetica in queste persone. Con l’esame, eseguito con tutti i crismi necessari, si possono infatti cogliere i segni dell’infiammazione quando questa non si è ancora manifestata clinicamente e soprattutto si possono individuare eventuali lesioni, la presenza di edema o di un’infiammazione del tessuto miocardico, ovvero di una miocardite. La ricerca ha preso in esame 50 persone che avevano da poco ricevuto una diagnosi di Lupus e non avevano ancora iniziato le cure né avevano alcun segno di problemi cardiaci. I dati sono stati confrontati con quelli di due popolazioni: una con Lupus da almeno sei mesi, l’altra di persone del tutto sane. Nel gruppo di soggetti in cui era stata appena verificata la presenza della patologia non sono state registrate particolari variazioni negli enzimi cardiaci, nelle dimensioni del cuore e nella funzione sistolica (che caratterizza la spinta del sangue da parte del ventricolo sinistro). Tuttavia con la risonanza magnetica sono state colte alterazioni di rilievo in una popolazione significativa di soggetti. Ovviamente questi dati sono importanti per comprendere fin dall’inizio l’impatto della patologia sul cuore, che non deve essere tralasciato e che può essere indagato grazie alla tecnologia.

Cos’è il Lupus Eritematoso Sistemico

Il LES (Lupus Eritematoso Sistemico) è una malattia infiammatoria cronica autoimmune, che può colpire diversi organi e apparati determinando molteplici manifestazioni cliniche. E’ una patologia rara – con una prevalenza variabile in base ai diversi studi e alle diverse aree geografiche. I valori sono mediamente più bassi in Europa rispetto agli Usa, ma nel vecchio continente il tasso di prevalenza (mediamente 4/10.000) appare più elevato in Italia e Spagna. Purtroppo su questo dato incide la scarsa tempestività nella diagnosi, spesso complessa anche per l’oggettiva difficoltà di sospettare la presenza della patologia in pazienti che presentano una sindrome di difficile definizione clinica.  La frequenza è maggiore nel sesso femminile, con un rapporto che va da 6 a 1 fino a 12 a 1 considerando i principali studi epidemiologici. Il rapporto si riduce però a 2 a 1 nei bambini (circa il 20 per cento dei casi si manifesta in età pediatrica e spesso ha una prognosi peggiore) e in età postmenopausale, a conferma del ruolo dei fattori ormonali nella patogenesi della malattia. anche per questo, l’esordio della malattia è più frequente nella fascia d’età giovanile-adulta, tra i 15 e i 44 anni. La malattia è caratterizzata dalla produzione di diversi autoanticorpi diretti soprattutto contro gli antigeni del nucleo cellulare, con interessamento potenziale dell’intero organismo. In genere risulta difficile da diagnosticare precocemente perché caratterizzato da manifestazioni variabili e decorso imprevedibile, con fasi alterne di remissione e riesacerbazione. Inoltre in più di otto pazienti su dieci l’esordio della malattia è insidioso, con conseguente ritardo diagnostico che nell’adulto mediamente è di due anni rispetto ai primi sintomi. Per quanto riguarda il cuore,  nei pazienti con LES cresce di sette volte in confronto alla popolazione generale il rischio cardiovascolare. Il quadro si manifesta soprattutto con pericarditi, spesso asintomatiche, miocarditi (frequentemente associate all’infiammazione pericardica), ed endocarditi.

 

(FM)