I chili di troppo verso i 18 anni aumentano il rischio di cardiomiopatia

Studio svedese mette in guardia i giovani sovrappeso. Sarebbero a maggior rischio per questa condizione rara che porta allo scompenso. Più sale l’Indice di Massa Corporea, più crescono i pericoli

I chili di troppo verso i 18 anni aumentano il rischio di cardiomiopatia

Il risultato finale è quasi sempre lo stesso: il cuore diventa sempre meno elastico, si fa più rigido e perde progressivamente la capacità di contrarsi regolarmente. Ma i meccanismi che portano alle cardiomiopatie, gruppo di patologie fortunatamente non frequenti ma molto gravi, possono essere diverse. Nelle forme più diffuse, quelle dilatative, il ventricolo sinistro aumenta di dimensioni ma in qualche modo le sue fibre si fanno sempre meno efficienti nella funzione di spinta. Nelle cardiomiopatie ipertrofiche, invece, il cuore diventa più grande e con le pareti più “marcate”, mentre in quelle ipertrofiche il muscolo si allarga e si ispessisce. Nelle persone più anziane spesso queste situazioni possono essere conseguenza di un infarto, ma soprattutto nei giovani entrano in gioco diversi fattori, a partire dall’ereditarietà. Ora una ricerca svedese mette però in luce una dinamica ancora sconosciuta: anche il sovrappeso in età giovanile aumenterebbe il rischio di sviluppare una cardiomiopatia da adulti, almeno nel sesso maschile. A stabilire un rapporto tra chili di troppo e maggior pericolo di futura malattia cardiaca, fissando la soglia di “controllo” del peso ai 18 anni, è uno studio che ha preso in esame una vasta popolazione di uomini (oltre un milione e 650mila) grazie ad una raccolta dati rivisitata dagli esperti dell’Università di Goteborg. I risultati dell’indagine, che possono essere trasferiti esclusivamente nella popolazione maschile, sono apparsi su Circulation.

I controlli per il servizio militare

In pratica la ricerca ha considerato tutte le informazioni raccolte in occasione della visita per il servizio militare per un lungo periodo, tra il 1969 e il 2005, prendendo in esame peso, altezza e stato globale di salute. Poi i soggetti reclutati sono stati seguiti per le loro condizioni di salute anche per oltre 45 anni. Tra tutte quelle persone, le diagnosi di cardiomiopatia sono state globalmente 4477 e sono state effettuate ad un’età media di 45 anni e mezzo. I soggetti particolarmente snelli a 18 anni, così considerati perché con un Indice di Massa Corporea (IMC) inferiore a 20 sono risultati a minor rischio. I pericoli di sviluppo di cardiomiopatia sono cresciuti progressivamente con l’aumentare dell’IMC, salendo già a 22,5 per poi accrescersi ancora a 25 di IMC. Ma ciò che più preoccupa è il trend si sviluppo di cardiomiopatia e quindi del futuro rischio di scompenso nei soggetti francamente obesi, cioè con IMC di 35 a 18 anni: per loro il pericolo di andare incontro a cardiomiopatia dilatativa è cresciuto addirittura di otto volte quando l’IMC si aggirava a 18 anni intorno a 35. Sia chiaro: il dato non si può considerare conclusivo visto che, come ricordano gli stessi autori della ricerca, sarebbe necessario raccogliere informazioni anche su altre popolazioni per comprendere se fattori razziali o differenze etniche possano incidere sull’esito delle osservazioni. In attesa di queste informazioni, tuttavia, rimane la certezza che controllare il peso corporeo fa sempre bene per il cuore, anche durante l’adolescenza.

 

di Federico Mereta