Attenti ai virus se siete a rischio di ipertensione polmonare

Una ricerca condotta a Stanford dimostra che l’infiammazione delle vie respiratorie rappresenta un fattore scatenante per la malattia in chi è geneticamente predisposto. Occhio ad asma e influenza

Attenti ai virus se siete a rischio di ipertensione polmonare

Non è semplice affrontare l’ipertensione polmonare. A differenza di quanto si può desumere dal nome che contraddistingue questo quadro patologico, questa condizione interessa sia i polmoni che il cuore. Ed alla lungo conduce allo scompenso cardiaco. I sintomi variano da individuo a individuo: capogiri, dispnea, grande stanchezza, gonfiore alle caviglie. I primi campanelli d’allarme si osservano con lo sforzo fisico, anche banale come dover salire qualche gradino o vestirsi. Inizialmente è asintomatica e quando i sintomi compaiono la malattia è già progredita. Pur se si parla di un unico quadro patologico, la scienza ha dimostrato che esistono diverse forme della malattia ed oggi la ricerca fa un passo avanti importante. Nei soggetti che presentano una particolare predisposizione genetica in grado di aumentare il rischio di sviluppare la malattia, un’infezione apparentemente banale come un’influenza può rappresentare la goccia che fa “traboccare”” il vaso e dare il via ai problemi. Questa situazione potrebbe infatti modificare il benessere delle cellule endoteliali (ovvero quelle che si si trovano nella parte più interna della parete dei vasi), inducendo un danno che poi si manterrebbe anche quando l’infiammazione si è risolta. A descrivere questo quadro, che si è osservato ovviamente solo in chi è geneticamente predisposto a sviluppare la malattia, è uno studio condotto all’Università di Stanford sugli animali da esperimento. La ricerca ha dimostrato che proprio un’influenza o comunque un’infiammazione potrebbero contribuire a spiegare come mai i portatori della mutazione del gene BMPR2, molto comune in questi casi, solo in un caso su cinque sviluppino effettivamente la malattia.

Cosa fa l’infiammazione?

Negli animali da esperimento il ruolo del processo infiammatorio innescato da un virus come quello dell’influenza, da un germe che provoca dell’apparato respiratorio o anche da un asma non perfettamente tenuta a bada nel tempo, sembra davvero significativo. Per dimostrare la loro teoria gli scienziati coordinati da Amy Tian hanno studiato i topi: tutti gli animali presentavano la mutazione BMPR2 e sono stati seguiti per un anno. Mentre nei topi che non presentavano infezioni intercorrenti la mutazione genetica è risultata “silenziosa”, quindi non si è manifestato alcun quadro patologico correlabile all’ipertensione polmonare, negli animali in cui è stato somministrato un enzima capace di scatenare infiammazione la malattia si è presentata. E con essa il coinvolgimento dei vasi che scorrono all’interno dei polmoni. Sintesi finale: visto che quello che accade nel topo può essere “ripetuto” nell’essere umano in seguito ad un’infezione virale o ad un quadro simile, una condizione sovrapponibile si potrebbe creare anche nell’uomo. E, purtroppo, il danno dei vasi non si limita alla sola fase infiammatoria ma si mantiene nel tempo, scatenando così la malattia. Ovviamente, vale la pena di ribadirlo, questo meccanismo potrebbe instaurarsi nei portatori della mutazione genetica che predispone alla malattia che viene poi riconosciuta con i classici esami diagnostici come come l’ecocardiogramma, la spirometria, la TAC del torace con e senza contrasto, la scintigrafia ventilo/perfusoria e il cateterismo cardiaco destro.

 

(FM)