Italia a macchia di leopardo per la cardiologia interventistica

Diversa la situazione nelle varie Regioni per l’accesso alla soluzione “senza bisturi” per la sostituzione della valvola. A chiedere più attenzione gli specialisti del Gise

​Italia a macchia di leopardo per la cardiologia interventistica

A leggere dei progressi della scienza ci sarebbe da chiedersi come mai faticano ad affermarsi i trattamenti di cardiologia interventistica, che non prevedono la classica operazione. Ma i numeri confermano che la strada da fare è ancora lunga. Un esempio? La sostituzione della valvola aortica con la Tavi (Transcatheter Aortic Valve Implantation), procedura mini-invasiva eseguita senza aprire il torace e fermare il cuore, sarebbe disponibile solo per meno di un paziente su cinque candidabile. Per questa e altre procedure interventistiche cardiovascolari, come la riparazione percutanea della valvola mitrale nei pazienti con rigurgito mitralico e la chiusura percutanea dell’auricola sinistra per la prevenzione dell’ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, non trattabili farmacologicamente, la situazione non appare rosea. A dirlo sono gli esperti presenti al convegno ThinkHeart 2019, organizzato dal Gise, la Società Italiana di Cardiologia interventistica (già Gruppo Italiano di Studi emodinamici). Secondo il Presidente del Gise Giuseppe Tarantini: “Abbiamo sviluppato nuovi standard diagnostici e terapeutici che hanno migliorato la sopravvivenza alle patologie cardiache come scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e malattia coronarica, ma il loro impatto clinico, sociale ed economico è ancora importante. Pensiamo alla Tavi, presente e futuro nel trattamento della stenosi aortica: di 50mila pazienti candidabili alla sostituzione della valvola per via transcatetere, solo 7mila sono quelli trattati. Se consideriamo poi i più recenti dati di epidemiologia condivisi dalla comunità scientifica, includendo anche la popolazione a basso rischio, si registrano 16mila nuovi casi diagnosticati ogni anno”. 

La situazione in Italia

Il Gise rappresenta 271 centri di Emodinamica italiani, fra medici e personale tecnico/infermieristico. Dal 1979 raccoglie i dati di attività dei laboratori di emodinamica affiliati. 36.887 i dati rilevati, suddivisi in 163 voci, tra diagnostica, interventistica cardiovascolare e strutturale. “Dei quasi 7 milioni di italiani over 75 – riferisce Battistina Castiglioni, membro dell’esecutivo del Gise e responsabile della raccolta dati di attività - il 3,4 per cento (oltre 230mila persone), è affetto da stenosi aortica severa. Dagli ultimi dati raccolti è emerso che gli impianti Tavi che nel 2017 erano stati 5528, nel 2018 sono arrivati a 6888, con un incremento del 24 per cento. Il rapporto Tavi per milione di abitanti che nel 2017 era di 91,2, è cresciuto, toccando nel 2018 quota 114, ma rimane nettamente inferiore rispetto alla Germania (220) e alla Francia (154)”. “L’approccio transcatetere ha una diffusione molto eterogenea tra le Regioni italiane - continua Giuseppe Tarantini - con una maggiore penetrazione soprattutto in quelle del Nord. Forte la disomogeneità tra regione e regione, con valori che vanno da 171 Tavi per milione di abitanti in Lombardia fino a 56 per milione di abitanti in Calabria. Una metodica dunque ancora poco conosciuta e soprattutto riconosciuta, anche dagli stessi decisori sanitari nazionali, regionali e locali. Anche nella riparazione trancatetere della valvola mitrale, la variabilità regionale è rilevante e va da regioni in cui non viene offerta la terapia, a regioni in cui vengono trattati 32 pazienti su un milione di abitanti, dato che comunque non copre il fabbisogno”.