Valvole del cuore a rischio se la pressione non si abbassa

Nel tempo chi soffre di ipertensione non adeguatamente trattata potrebbe sviluppare più facilmente patologie della valvola aortica. Ridurre i valori pressori consente di preservare di più questa struttura anatomica

​Valvole del cuore a rischio se la pressione non si abbassa

Chi non controlla la pressione mette a maggior rischio le valvole del cuore, che regolano il flusso del sangue, e in particolare la valvola aortica, che aprendosi e chiudendosi invia correttamente (e senza rigurgiti) il sangue nell’arteria aorta e attraverso di essa a tutto l’organismo. Il rischio sarebbe particolarmente elevato per quanto riguarda il restringimento della valvola, la cosiddetta stenosi, che può poi essere tratta dal cardiochirurgo con un classico intervento oppure anche sostituita con un sondino spinto attraverso l’arteria femorale. A ricordare quanto un’ipertensione non controllata potrebbe aprire la strada a problemi valvolari è una grande ricerca Lo sostiene uno studio appena pubblicato sull’European Heart Journal che, per una volta, non considera solamente il fattore età nella genesi del problema valvolare ma anche il ruolo dell’ipertensione. I ricercatori dell’Università di Oxford che hanno condotto lo studio hanno preso in esame i dati relativi a quasi cinque milioni e mezzo di persone seguite mediamente per nove anni: se i valori di pressione massima superano i 115 millimetri di mercurio, per ogni aumento di 20 millimetri di pressione salirebbe di oltre il 40 per cento il rischio di andare incontro al restringimento della valvola. Più basso sarebbe invece il rischio di insufficienza valvolare. Addirittura se la pressione supera i 160 millimetri di mercurio lo “sfiancamento” valvolare sarebbe particolarmente sentito: a prescindere dall’età infatti il rischio di sviluppare problemi della valvola sarebbe doppio a chi invece mantiene i valori intorno a 120 millimetri di mercurio. “Lo studio dimostra che gravi patologie delle valvole cardiache, comuni nella vecchiaia, non sono semplicemente dovute all’invecchiamento - ha dichiarato Kazem Rahimi, del George Institute for Global Health dell’Università di Oxford, primo autore dell’indagine”.

Cosa succede se l’aorta si restringe

La stenosi aortica è una riduzione della capacità di apertura della valvola aortica che comporta un’ostruzione del flusso di sangue tra il ventricolo sinistro e l’aorta. Nelle forme più leggera non dà segni della sua presenza, ma nei casi gravi si può arrivare ad affanno sotto sforzo, presenza di edemi (accumuli di liquido) a polmoni o alle gambe, dolore al torace, svenimenti dopo uno sforzo. Questi sintomi si possono verificare anche a riposo. Le cause sono generalmente una calcificazione dei vasi e dei tessuti della valvola conseguenti ai sedimenti del sangue e all’eccesso di “lavoro” della valvola stessa. Basti pensare in questo senso che una valvola aortica sana si apre e chiude, a riposo, tra le 60 e le 80 volte al minuto. La malattia insorge solitamente tra i 60 e 70 anni. Sopra gli 80 anni, ne soffre una persona su quattro. Visto il crescente numero di anziani, l’incidenza della stenosi è in forte aumento, circa il 2-3 per cento nella popolazione di età maggiore di 65 anni. La sostituzione valvolare è fondamentale per chi ne soffre. Fino ad alcuni anni fa, l’unica possibilità terapeutica per le valvole cardiache era l’intervento chirurgico per sostituire o, se possibile, riparare la valvola danneggiata. Si tratta di un’operazione “a cuore aperto”, che non tutti i pazienti possono affrontare per età, malattie concomitanti, fragilità generale. In seguito ai progressi ottenuti nella chirurgia riparativa valvolare e all’avvento delle tecniche interventistiche percutanee (quelle che prevedono il passaggio della sonda che arriva al cuore attraverso un vaso sanguigno senza l’apertura del torace), come la procedura di impianto attraverso un catetere della valvola aortica e di riparazione della valvola mitrale, oggi si sono amplificate le opzioni terapeutiche a disposizione.