La “molletta” sulla valvola mitrale per controllare lo scompenso

Il trattamento mini-invasivo destinato agli anziani con scompenso, quando la valvola non lavora bene. Efficacia dimostrata dallo studio COAPT apparso sul New England Journal of Medicine

La “molletta” sulla valvola mitrale per controllare lo scompenso

Quando c’è vento e non volete che un lenzuolo steso al sole “voli” via ma rimanga invece ben saldo sulla cordicella, applicate due piccole mollette sui lati. Qualcosa di simile fa anche il cardiologo interventista, quando lo scompenso cardiaco si correla anche a una deficienza nella chiusura della valvola mitrale. Con un intervento semplice, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale, lo specialista applica delle speciali “mollette” sui bordi della valvola, mantenendoli ben fissi nella loro posizione. Per posizionare la molletta occorre passare con una sonda attraverso un vaso della gamba, per poi giungere fino al cuore e realizzare il trattamento. Il tutto, ovviamente, senza tagli esterni. È l’intervento di “MitraClip”, e a “benedire” questo approccio nei soggetti con scompenso cardiaco è una ricerca apparsa sul New England Journal of Medicine. La condizione patologica del cuore interessa soprattutto le persone anziane e in alcuni casi si correla a un cattivo funzionamento della valvola mitralica, che ha il compito di controllare il flusso del sangue tra l’atrio e il ventricolo sinistro. Quando questa valvola non si chiude a dovere dopo il passaggio del sangue, si può avere una sorta di “reflusso” che sovraccarica ulteriormente di lavoro il ventricolo già sfiancato, peggiorando la situazione generale.

I risultati dello studio

Lo studio clinico multicentrico COAPT ha preso in esame 614 pazienti in trattamento farmacologico scarsamente efficace per scompenso cardiaco in quasi 80 centri tra Usa e Canada, in cura in 78 centri tra gli Stati Uniti e il Canada. In un gruppo è stata posizionata la “molletta” che unisce i due lembi della mitrale, nell’altro si è proseguita la terapia medica. I risultati dicono che chi veniva sottoposto all’intervento mini-invasivo aveva, nei due anni successivi al trattamento, un calo del 47 per cento del rischio di ricovero e una riduzione del 38 per cento del rischio di decesso, sempre in confronto alla sola terapia con farmaci. Oltre a questi risultati, si sono osservati in chi ha “bloccato” i lembi valvolari una miglior resistenza allo sforzo e una miglior risposta del muscolo cardiaco che ha limitato i processi di “rimodellamento” legati alla patologia.

«Lo studio COAPT ha definito in modo chiaro che il trattamento percutaneo, vale a dire non chirurgico, dell’insufficienza mitralica secondaria severa è in grado di ridurre le ospedalizzazioni e la mortalità nei due anni successivi all’impianto della MitraClip», dichiara Francesco Alamanni, Direttore del Programma di Chirurgia Cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino, IRCCS di Milano. «L’insufficienza mitralica secondaria - spiega il professore - è dovuta a una malattia del muscolo cardiaco che, nel tempo, genera scompenso e distorsione della valvola mitrale compromettendone il funzionamento. L’impianto di MitraClip, come dimostra lo studio, è in grado di ripristinare un corretto funzionamento valvolare, tuttavia è importante evidenziare che sono indispensabili almeno due requisiti perché questa scelta terapeutica sia efficace. Innanzitutto lo scompenso non deve essere giunto a uno stadio terminale, o comunque troppo avanzato; i pazienti dunque devono essere indirizzati ai centri impiantatori quando la cura dell’insufficienza mitralica è ancora in grado di migliorare la funzionalità cardiaca e la prognosi a distanza di tempo. L’impianto inoltre deve essere eseguito da medici esperti in attiva collaborazione con i cardiologi dello scompenso» - sottolinea Alamanni, che per completezza osserva come «la MitraClip si sta dimostrando estremamente efficace anche nella cura dell’insufficienza mitralica primitiva severa, dovuta al prolasso mitralico. Possiamo certamente considerare quindi questa tecnica una risorsa preziosa a nostra disposizione, che per alcune tipologie di malati, adeguatamente selezionati, rappresenta la giusta scelta di cura».

 

(FM)