Chi soffre di gotta rischia di più lo scompenso cardiaco

Informazione utile per gli over-65. Meglio fare attenzione all’alimentazione e al metabolismo per limitare i rischi

Chi soffre di gotta rischia di più lo scompenso cardiaco

Un tempo la chiamavano la malattia dei re. Colpiva soprattutto le persone più opulente, che avevano a disposizione alimenti ricchi di proteine animali. Oggi la gotta, legata ad un accumulo di cristalli di acido urico nelle articolazioni, è purtroppo “democratica”. E può colpire tutti, specie se esiste una base genetica della patologia. Addirittura, soffrire di gotta potrebbe rappresentare un elemento di rischio per lo sviluppo futuro di scompenso cardiaco, almeno nelle persone che hanno superato la soglia dei 65 anni. A lanciare l’ipotesi sono i risultati di una ricerca apparsa su Arthritis Research and Therapy, condotta dagli studiosi dell’Università dell’Alabama, che ha riportato quanto emerso in una popolazione di persone seguite nell’ambito dello studio REGARDS (the REasons for Geographic And Racial Differences in Stroke study). Valutando i dati relativi a oltre 5700 persone, di età media di poco più di 72 anni e comunque di età superiore ai 65 anni che non avevano specifici problemi vascolari come infarto, ictus e scompenso, gli esperti hanno seguito nel tempo la loro salute. Il 3,3 per cento dei questi individui soffriva di gotta (testimoniata da ricoveri o comunque visite mediche ripetute per il problema) e proprio su di loro si è concentrata l’analisi dei ricercatori americani.  Osservando questa popolazione e riproducendo i dati su una popolazione di quasi un milione di persone seguite tra il 2008 e il 2017, si è visto che mentre la presenza della patologia reumatica non incideva sul rischio di sviluppo di infarti o ictus, poteva avere un impatto significativa sulla possibilità futura di comparsa di scompenso cardiaco.

Come comportarsi?

Gli esperti americani segnalano l’importanza di un più attento monitoraggio in termini di salute del cuore per gli anziani che soffrono di gotta, anche perché in molti casi lo scompenso stesso si presenta con sintomi molto generici, dalla stanchezza all’affanno fino al gonfiore delle caviglie. Quindi tosse secca e persistente, respiro sempre più affannoso, senso di stanchezza e spossatezza,  sono i segnali che debbono mettere in allarme. In caso di scompenso il muscolo cardiaco, e più in particolare il ventricolo sinistro, quello che deve spingere il sangue all’interno dell’aorta per distribuirlo in tutto il corpo, non è più capace di svolgere regolarmente il suo dovere. E il risultato è la progressiva incapacità del cuore di “reggere” agli sforzi, fino al punto che i sintomi di questa situazione si manifestano anche a riposo. Lo scompenso si può presentare sotto forma di insufficienza cardiaca sistolica, caratterizzata da ridotta capacità di contrazione del cuore e incapacità del cuore di pompare sangue sufficiente in circolo (forma più frequente) o insufficienza cardiaca diastolica. Questa situazione è legata alla ridotta capacità del cuore di distendersi, perché il muscolo è diventato rigido e poco estensibile. Il sangue incontra delle difficoltà ad entrare negli atrii e nei ventricoli e il liquido in eccesso si accumula in diverse parti dell’organismo.

 

(FM)