Come si sviluppa lo scompenso cardiaco?

In genere lo scompenso cardiaco non nasce “di colpo”, ma viene piuttosto considerato una sorta di “conseguenza” di numerose patologie che direttamente o indirettamente danneggiano il sistema cardiovascolare.

Come si sviluppa lo scompenso cardiaco?

In genere lo scompenso cardiaco non nasce “di colpo”, ma viene piuttosto considerato una sorta di “conseguenza” di numerose patologie che direttamente o indirettamente danneggiano il sistema cardiovascolare. Ecco, in sintesi, le principali cause della patologia.

  1. Aterosclerosi. Legata all’’ispessimento delle pareti arteriose, (in particolare dovuto all’accumulo a livello dell’endotelio, un componente del rivestimento interno arterioso, di lipidi, ma anche di piastrine) causa la drastica riduzione del calibro di tutte le arterie, specie quelle del cuore, le coronarie, e quindi la diminuzione del flusso di sangue al muscolo cardiaco: il miocardio. Ciò danneggia la normale capacità di pompa muscolare e, contemporaneamente, obbliga il tessuto cardiaco sano a lavorare più del normale per sopperire al deficit instauratosi.
  2. Infarto precedente. L’infarto del miocardio, si verifica quando una coronaria, l’arteria che porta il sangue al cuore, viene ostruita. L’ostruzione blocca così il flusso arterioso, l’apporto di ossigeno e nutrienti al cuore, provocando i ben noti danni al muscolo cardiaco che lasciano una parte di tessuto funzionalmente inefficiente. Ecco perché le restanti zone del miocardio sano devono lavorare e pompare più del normale.

  3. Ipertensione arteriosa L’instaurarsi di ipertensione arteriosa essenziale non controllata, sia della pressione massima sia della minima, aumenta in modo rilevante, in una persona normale, il rischio di sviluppare scompenso cardiaco. Livelli di pressione elevati impongono al cuore di pompare più del normale per permettere al sangue di circolare normalmente in tutto l’organismo. Ed è così che con l’andare del tempo il miocardio si sfianca diventando più grande ma anche più debole: la zona più sofferente è quella del ventricolo sinistro, deputata al lavoro di pompaggio del sangue all’esterno del cuore, ed ecco perché si parla spesso di ipertrofia ventricolare sinistra del paziente iperteso.

  4. Diabete Mellito. Il diabete mellito è sicuramente la condizione metabolica più a rischio di sviluppare seri danni alle arterie, ossia le complicanze micro e macro vascolari; ne consegue che aumenta nettamente il rischio di sviluppare l’insufficienza cardiaca. I pazienti affetti da diabete, inoltre, tendono ad essere in sovrappeso, ad avere ipertensione e ipercolesterolemia, tutti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e che contribuiscono al sovraccarico di lavoro del cuore.

  5. Malattie delle valvole. Diverse malattie come il reumatismo articolare acuto, le infezioni virali o i difetti congeniti possono causare problemi alle valvole cardiache. Infatti, se le valvole cardiache non si aprono o si chiudono completamente durante ogni battito cardiaco, il cuore deve lavorare più del normale per sopperire a questo deficit. E col tempo si può sfiancare.

  6. Malattie specifiche del muscolo cardiaco. L’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, alcuni agenti virali ma anche batterici possono provocare danni seri e permanenti al muscolo cardiaco in grado di rendere sempre meno efficiente la sua funzione di pompa.

  7. Grave patologie ai polmoni. Quando i polmoni non forniscono ossigeno a sufficienza al cuore, ad esempio per una grave forma di enfisema o per un tumore molto diffuso, questo deve pompare molto più sangue del normale per sopperire alle normali richieste di ossigeno dell’organismo. E facendo ciò tende a sfiancarsi.