Chi ha il cuore malato mette a rischio i reni

In chi soffre di scompenso cardiaco il rischio di insufficienza renale aumenta più di undici volte, a riprova dello stretto rapporto tra i due organi

Chi ha il cuore malato mette a rischio i reni

Nel corpo umano esistono tanti “fili rossi” che legano indissolubilmente la salute dei diversi organi e a cui spesso non si pensa. Così non deve colpire più di tanto, anche se forse non si immaginava che il rapporto ed i rischi conseguenti fossero così chiaramente significativi, il risultato di una ricerca apparsa su Journal of the American Society of Nephrology. Lo studio, coordinato da Junichi Ishigami della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, segnala infatti con grande chiarezza un aspetto che non va mai sottovalutato. Nelle persone che presentano malattie cardiache, siano esse di tipo aritmico o degenerative come in caso di scompenso cardiaco, il medico deve prestare una grande attenzione alla salute dei reni. La ricerca ha preso in esame poco meno di 10.000 persone che nel tempo hanno sviluppato fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, patologie delle arterie coronariche o ictus cerebrale, proprio per valutare i rischi di comparsa di problematiche renali in caso di comparsa di patologie cardiovascolari. i soggetti, che al momento dell’entrata nello studio non presentavano alcuna patologia a carico di cuore e arterie, nei circa 18 anni di monitoraggio sono poi andati incontro a problemi di salute dell’apparato cardiovascolare. In particolare 1270 sono stati ricoverati per scompenso, 1300 per fibrillazione atriale, 700 per patologie delle coronarie e 600 per ictus. Ebbene, tra tutti questi soggetti l’insufficienza renale grave è comparsa in 210 casi. A fare la parte del leone, come fattore di rischio per lo sviluppo di incapacità del rene a svolgere regolarmente il suo lavoro, è sicuramente lo scompenso cardiaco: il rischio di sviluppare la malattia renale è di oltre 11 volte più elevato in chi ne soffre rispetto ai coetanei sani.

Puntate sulla prevenzione, anche per I reni

Se i reni soffrono quando il cuore è malato, è vero anche che proprio un deficit anche impercettibile della funzione renale può diventare un segnale d’allarme per le arterie e per il cuore, anche in totale assenza di sintomi. Per questo un esame delle urine, in chi soffre di ipertensione, può diventare un indice prognostico per il futuro della salute cardiaca. Il test si chiama tecnicamente microalbuminuria e documenta il passaggio di minime quantità di albumina (una proteina normalmente presente nel corpo) all’interno delle urine per la carente attività di filtro da parte del rene. La microalbuminuria non individua infatti solo il rischio renale, ma anche l’avanzare dell’aterosclerosi e dell’infiammazione, che danneggiano le arterie e aumentano i rischi di infarto i ictus. Il test indica la permeabilità del rene all’albumina, ma la stessa permeabilità si è dimostrata presente anche nei vasi sanguigni, per cui un esame così semplice e di bassissimo costo è diventato fondamentale nello screening degli ipertesi. In pratica, valutando l’indebito passaggio di albumina attraverso il filtro dei reni, si riesce ad avere un quadro completo dell’effettivo benessere dei vasi arteriosi, prima vittima dell’ipertensione.  

 

(FM)