Un nuovo, semplice dispositivo dirà il rischio futuro di scompenso cardiaco?

Originale ricerca americana svela otto fattori che, calcolati da un algoritmo, definiscono chi ha maggiori probabilità di andare incontro al “cuore stanco”

Un nuovo, semplice dispositivo dirà il rischio futuro di scompenso cardiaco?

Dire chi sarà a rischio di sviluppare lo scompenso cardiaco, oggi, è molto difficile. Esistono parametri emodinamici e strumentali che possono aiutare in questo percorso, che si traduce anche in maggior controllo per le persone che corrono pericoli maggiori, ma si sente la necessità di identificare sotto l’aspetto della prognosi i soggetti più esposti al “cuore stanco”. Una risposta viene dall’esperienza pratica di un docente di Fisica, che parlando con il proprio cardiologo ha provato a mettere a punto i diversi elementi che possono indicare un peggioramento della malattia fino a definire uno strumento informatico, potenzialmente scaricabile con una semplice applicazione sul cellulare, in grado di definire i diversi elementi che entrano in gioco nel definire il rischio di morte di questi pazienti. Il risultato di questo lavoro è descritto sulla rivista European Journal of Heart Failure, che sembra poter superare gli attuali limiti nel definire la prognosi dello scompenso. Il lavoro è stato condotto, sotto l’aspetto cardiologico, da Eric Adler, Direttore della struttura dedicata ai trapianti cardiaci e Barry Greenberg, direttore del programma avanzato di trattamento dello scompenso cardiaco, entrambi appartenenti all’Istituto Cardiovascolare dell’Università di san Diego.

Quali parametri sostengono l’algoritmo?

I tre esperti, non bisogna infatti dimenticare l’apporto del paziente oltre che docente di Fisica Yagil, hanno sviluppato uno speciale algoritmo di intelligenza artificiale, capace di “migliorarsi” grazie ai dati raccolti. Per definire il quadro di partenza sono stati raccolti i dati relativi a quasi 6000 soggetti con scompenso cardiaco ricoverati o comunque seguiti in ambulatorio presso il centro californiano. In sintesi, ecco i parametri considerati in questo dispositivo: il primo è la pressione sistolica, mentre per valutare la funzione renale sono stati considerati la creatinina che viene eliminata con le urine e l’azotemia. Poi,  ovviamente, si è valutato il semplice emocromo, con particolare attenzione i valori di emoglobina e dei globuli bianchi, ai livelli delle piastrine e alla distribuzione dei globuli rossi. Infine, si è misurata la situazione dell’albumina. Stando a quanto riportato nello studio l’analisi combinata di questi fattori ha consentito di disporre di uno strumento semplice ed affidabile per valutare l’aspettativa di vita di chi soffre di scompenso cardiaco, migliorando le prospettive in questo senso rispetto ad altri metodi disponibili su larga scala. Gli autori riferiscono che il dispositivo potrebbe essere in grado di risultare affidabile in quasi il 90 per cento dei pazienti. Dopo questa prima valutazione, il sistema è stato testato anche su dati di pazienti dell’Università della California di San Francisco e su soggetti reclutati in 11 centri europei. La tendenza è risultata ugualmente positiva in termini di capacità di predire l’evoluzione futura della patologia.  In futuro, vista anche la semplicità dei parametri considerati, questo strumento potrebbe essere allargato a molti più pazienti con diretto coinvolgimento degli stessi nel loro percorso di monitoraggio attivo della malattia.

 

(FM)