La dieta ricca di pesce e vegetali riduce del 40 per cento il rischio di per scompenso cardiaco

Frutta, verdura e pesce proteggono dal rischio di ospedalizzazione per la malattia del cuore “stanco”, che cresce invece se si abusa di fritti, grassi, carni lavorate e bevande ricche in zuccheri

La dieta ricca di pesce e vegetali riduce del 40 per cento il rischio di per scompenso cardiaco

Il cuore non riesce a pompare a dovere il sangue nell’organismo e progressivamente si “sfianca”. Le cifre dicono che in Italia quasi un milione di persone deve fare i conti con questa situazione cronica che, visto l’invecchiamento della popolazione, rischia di configurare i contorni di una vera “pandemia” non infettiva. Soprattutto, è importante ricordare che il ricovero in ospedale rappresenta sempre un passaggio negativo nella storia della malattia, perché è indice di aggravamento. L’alimentazione, però, può aiutare il cuore a prevenire una condizione che lo porta a non contrarsi regolarmente quando dovrebbe. E il modello ottimale in prevenzione sembra proprio quello mediterraneo. Uno studio coordinato da Kyla Lara della Mayo Clinic di Rochester, apparso sul Journal of the American College of Cardiology, dimostra chiaramente gli effetti di una dieta “salvacuore” sul rischio di sviluppare la patologia e, per chi è già malato, di doversi ricoverare. Lo studio ha preso in esame le informazioni derivanti dallo studio REGARDS (Reasons for Geographic and Racial Differences in Stroke), che ha preso in esame oltre 16.000 persone di età media di 45 anni. A tutti i partecipanti è stato proposto un questionario con ben 150 domande, che offrivano anche informazioni sulle abitudini alimentari. Sono stati così definiti diversi profili alimentari: le diete “convenienti”, con piatti molto ricchi di carne, pizza, pasta e cibi di fast food, i regimi a prevalente natura vegetale con verdure, frutta, legumi e pesce, le diete ricche in patatine fritte, uova, grassi e bevande zuccherate e le diete che prevedevano un elevato apporto di alcolici insieme al consumo di insalate e verdure.

I risultati dopo otto anni di osservazione

Gli scienziati americani hanno considerato i dati relativi a più di otto anni di osservazione, periodo nel quale 363 soggetti sono stati ricoverati per la prima volta in ospedale con diagnosi di scompenso cardiaco. Poco meno della metà delle persone presentava insufficienza cardiaca con frazione di eiezione (ovvero la capacità di “spinta” del ventricolo conservata), mentre 157 avevano un deficit in questo senso. Andando ad incrociare queste informazioni con quelle relative alle abitudini alimentari si è visto che l’alimentazione ricca di fritti, uova, grassi e bevande zuccherate appariva correlata con un rischio  maggiore fin oltre il 70 per cento di sviluppare la malattia, probabilmente perché in queste persone si crea uno scompenso metabolico che favorisce l’incremento di grasso addominale e l’obesità, con tutte le conseguenze correlate. Sul fronte preventivo, invece, il rischio di ricovero per scompenso è risultato del 41 per cento inferiore rispetto alla media in chi seguiva un’alimentazione a base soprattutto di frutta, verdura, legumi e pesce. Anche se occorre considerare che la rilevazione delle abitudini da parte dei soggetti partecipanti può indurre in qualche caso in errore e che le rilevazioni sono state fatte solamente all’inizio dello studio (quindi avrebbe potuto verificarsi qualche variazione nelle abitudini nel tempo di osservazione, pare proprio che l’alimentazione mediterranea, ancora una volta, si riveli vincente per proteggere il cuore. Anche dalla malattia del “cuore stanco”.

 

(FM)