Scoperto in Italia un possibile marcatore dello scompenso cardiaco

Si chiama Resolvina D1. In caso di scompenso la quantità della sostanza è ridotta. La molecola potrebbe agire sull’infiammazione continua del tessuto cardiaco

Scoperto in Italia un possibile marcatore dello scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco, che arriva a colpire quasi un milione di persone in Italia ed è la seconda causa di ricovero dopo il parto, comincia a svelare alcuni dei segreti che lo accompagnano. Grazie ad una ricerca italiana condotta all’Università Campus Bio-Medico (UCBM) di Roma dall’equipe guidata da Mauro Maccarrone, infatti, si è giunti all’identificazione di una molecola che potrebbe entrare in gioco nella genesi e nello sviluppo della patologia. I pazienti con scompenso infatti  mostrano livelli ridotti di Resolvina D1, molecola lipidica in grado di fermare lo stato infiammatorio persistente del cuore. Lo studio “made in Italy”, apparso su FASEB Journal, ha chiarito che in questi soggetti c’è anche una ridotta espressione del recettore capace di mediare gli effetti biologici della Resolvina D1.  Gli scienziati sono stati in grado di evidenziare la ridotta presenza della Resolvina D1 nel sangue dei malati. “Un difetto – sottolinea Mauro Maccarrone, Ordinario di Biochimica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di UCBM – che è originato da una ridotta capacità da parte delle cellule immunitarie dell’organismo di sintetizzare questo particolare lipide, tanto che meno è presente e più grave è la condizione patologica del soggetto”. Lo studio è stato condotto in collaborazione con l’Unità Operativa Complessa di Geriatria del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico diretta d Raffaele Antonelli Incalzi e ha visto come prima firma l’esperto internazionale di resolvine Valerio Chiurchiù, co-responsabile della ricerca e nel gruppo di lavoro di Maccarrone.

Cosa potrebbe portare in futuro

Gli esperti hanno altresì dimostrato che il ripristino dei livelli di Resolvina – simulato attraverso il trattamento in vitro dei linfociti T isolati dal sangue dei pazienti – non è sufficiente a controllare le risposte infiammatorie che si originano nel muscolo cardiaco: questo perché è stato scoperto che i ridotti livelli di Resolvina D1 sono accompagnati, nell’insufficienza cardiaca cronica, anche da una ridotta espressione del recettore responsabile di mediarne gli effetti biologici. Lo studio ha svelato dunque la presenza di un difetto nel processo di risoluzione dell’infiammazione, che genera o si associa all’insufficienza cardiaca cronica. Controllando meglio le molecole in grado di trattare l’infiammazione stessa, si potrebbero aprire nuovi possibili scenari di cura. “Tutto ciò – conferma Maccarrone – suggerisce che le resolvine potrebbero rappresentare un nuovo bio-marcatore plasmatico per questa patologia del cuore. Non solo: potrebbero diventare anche un potenziale bersaglio terapeutico per sviluppare, nel prossimo futuro, farmaci più efficaci rispetto a quelli oggi disponibili”.

 

(FM)