Scompenso cardiaco, parte la campagna “Ogni cuore conta. Soprattutto il tuo”

La “malattia del cuore stanco” è la prima causa di ospedalizzazione negli over-65 e interessa quasi un milione di persone. Ma è poco conosciuta

Scompenso cardiaco, parte la campagna “Ogni cuore conta. Soprattutto il tuo”

E’ una malattia frequente, tanto da rappresentare la prima causa di ricovero tra gli ultra 65enni e la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia. Ma non ci si pensa, anche se quasi una persona su cinque sopra gli 80 anni ne soffre. Porta il cuore a “sfiancarsi”, perdendo la capacità di spingere il sangue nell’organismo. Bisogna insomma proteggere il cuore, soprattutto conoscendo il nemico. Parte da questi presupposti la campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo”, che ha l’obiettivo di diffondere una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno gli asset portanti di questa nuova iniziativa di sensibilizzazione e informazione che, nel corso dell’anno, sarà incentrata sulla realizzazione di incontri ‘medico-paziente’ in 15 Centri ospedalieri. Sono previste anche altri strumenti di informazione e sensibilizzazione per capire meglio questa malattia, che a volte dipende dalle tracce che un infarto lascia indelebili sul cuore, oppure da una disfunzione delle valvole, che normalmente si aprono e si chiudono in perfetta sincronismo, incapaci di “smistare” il sangue in uscita dal cuore, o ancora da decine di anni di pressione alta. Il risultato, però, è quasi sempre lo stesso. Il cuore è “stanco”, sfiancato, incapace di spingere il sangue nei vasi e quindi anche a sé stesso.

La parola ai pazienti

“Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica e invalidante e, pertanto, ogni iniziativa intesa a promuovere l’informazione e accrescere la consapevolezza sulla patologia, garantendo la migliore prevenzione e cura, va certamente nella direzione di portare all’attenzione generale la gravità di una patologia ancora troppo sottovalutata – commenta Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegato dell’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci (AISC). – È altresì importante sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica sulla necessità che per tutti i pazienti sia attivato un percorso educazionale, per migliorare gli interventi di prevenzione, tutela e cura, e la presa in carico del paziente in un sistema di gestione della malattia, multidisciplinare e integrato, che parta dal medico di medicina generale e coinvolga tutti gli specialisti che trattano lo scompenso. In Italia, l’incidenza della patologia aumenterà significativamente nei prossimi anni in relazione alla migliorata aspettativa di vita della popolazione. Pertanto, l’obbiettivo di seguire meglio i pazienti e di prevenirne le criticità, non solo risponde alle aspettative del paziente, costretto oggi a confrontarsi con la inadeguata risposta del Sistema sanitario nazionale e regionale, ma inciderebbe in maniera rilevante sui costi della sanità pubblica”.

L’attenzione degli specialisti

Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica severa che progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. Per questo, per la gestione sempre più efficace del paziente con scompenso cardiaco è fondamentale un approccio di tipo interdisciplinare, che persegua l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e di ridurre le ospedalizzazioni.  “Lo scompenso cardiaco – precisa Ciro Indolfi, Direttore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell'Università Magna Grecia di Catanzaro e Presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC) – è una sindrome clinica complessa in cui il cuore non è più capace di pompare sangue in misura adeguata alle richieste metaboliche dell’organismo. Lo scompenso cardiaco è una malattia grave, la cui frequenza aumenta con l’età ed è tra le prime cause di ricovero dopo i 65 anni. Lo scompenso cardiaco in un certo senso è “il prezzo da pagare per il successo”, poiché le nuove terapie, come lo stent, hanno ridotto la mortalità per infarto miocardico acuto, ma hanno portato allo sviluppo successivo di insufficienza cardiaca.  La terapia dello scompenso cardiaco ha fatto molti passi in avanti con l’utilizzo di “devices” come la clip mitralica, i defibrillatori e i resincronizzatori cardiaci. Recentemente è stato introdotto nella pratica clinica un nuovo farmaco, il sacubitril/valsartan, che ha dimostrato un importante effetto benefico sullo scompenso cardiaco. Questa nuova categoria di farmaci è oggi consigliata dalle linee guida della Società Europea per i pazienti con ridotta funzione ventricolare sinistra che rimangono sintomatici nonostante la terapia medica allo scopo di ridurre l’ospedalizzazione e la mortalità".

 

(FM)