Scompenso cardiaco, attenzione alle infezioni

Migliora la prognosi nelle persone con scompenso, ma aumentano i decessi per le infezioni. Attenzione all’uso corretto degli antibiotici!

Scompenso cardiaco, attenzione alle infezioni

A volte ci sono fenomeni che sono difficili da spiegare. Lo scompenso cardiaco, malattia che porta il cuore a non pompare correttamente il sangue per l’organismo e spesso fa seguito a infarto, aterosclerosi, ipertensione o malattie valvolari, viene controllato meglio nel tempo grazie ai farmaci e ai dispositivi disponibili. Sia chiaro: la malattia rimane cronica, non si può guarire definitivamente, ma la scienza sta facendo passi avanti per migliorare l’aspettativa di vita e la qualità di vita di chi soffre della patologia. Tuttavia, c’è un dato che fa riflettere. Se da un lato cala la mortalità direttamente legata a problemi di cuore e arterie per chi soffre della malattia, dall’altro crescono i decessi legati a patologie non direttamente correlate al cuore, prima tra tutte le infezioni. A dirlo è un’originale ricerca apparsa su Jama Cardiology e coordinata da Kazem Rahimi del George Institute for Global Health dell’Università di Oxford. In pratica i ricercatori dell’ateneo inglese hanno controllato i dati relativi a poco meno di 90.000 soggetti con scompenso cardiaco, seguendole per dieci anni. I dati sono da un lato incoraggianti, dall’altro fanno riflettere. Se da un lato è leggermente calata nel tempo la mortalità generale, quella cardiovascolare è scesa significativamente, purtroppo però al contempo sono cresciuti i decessi per altri motivi, soprattutto nei pazienti più anziani.  In sintesi: meno di un paziente su due muore per problemi direttamente legati alla condizione cardiaca, mentre nel 13 per cento dei casi la morte appare legata a malattie respiratorie e nel 12 per cento a infezioni. Ovviamente, tra le cause di morte ci sono anche le patologie tumorali.

Attenzione alla resistenza agli antibiotici

Il rischio infettivo, insomma, sembra essere un elemento da tenere sempre presente nella gestione della persona con patologie croniche del cuore. L’infezione, sia essa virale o batterica, può risultare infatti l’elemento che in qualche modo fa “traboccare” il vaso di un equilibrio che si può spezzare. Per questo occorre la massima appropriatezza anche nella prescrizione delle terapie antibiotiche, che vanno sempre più impiegate con le giuste indicazioni. In Europa ogni anno si stimano circa 670.000 infezioni da germi multiresistenti, quasi un terzo dei casi (200.000) si registrano in Italia. Purtroppo l’impiego a volte improprio di questi farmaci tende a peggiorare la situazione, che rischia di diventare poco controllabile in futuro. La conferma viene dall’International Meeting on Antimicrobial Chemotherapy in Clinical Practice promosso dalla Sita (Società Italiana di Terapia Antinfettiva),  “Le ragioni di queste cifre sono diverse – spiega Matteo Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova e Presidente Sita All’interno delle strutture d’assistenza vi sono persone malate, spesso anziane e fragili, facilmente aggredibili dalle infezioni. Poi negli ospedali italiani viene trattata con antibiotici una percentuale di pazienti superiore a quella di altri Paesi europei. Il terzo problema è relativo alla non totale attivazione delle misure necessarie per evitare queste infezioni, come ad esempio l’uso appropriato dei guanti che servono a proteggere il paziente. Tutto questo rende urgente e necessarie iniziative di sensibilizzazione rivolte soprattutto ai cittadini: bisogna partire dalle scuole per insegnare a usare correttamente questi farmaci e spiegare il valore delle buone regole dell’igiene”.

(FM)