Scompenso cardiaco, saperne di più per combatterlo meglio

Parte la campagna “Il cuore non può aspettare”. L’importanza di seguire bene le cure e il monitoraggio, anche a distanza, per il “cuore stanco”

Scompenso cardiaco, saperne di più per combatterlo meglio

La chiama epidemia non infettiva. Non ci sono virus o batteri a causarlo direttamente, pur se le infezioni possono peggiorare il quadro, quanto piuttosto l’innalzamento dell’età della popolazione e i trattamenti sempre più efficaci per le patologie acute come l’infarto, che negli anni possono portare ad una carenza della capacità del cuore di contrarsi. Quale che ne sia la causa, in ogni modo, lo scompenso cardiaco è una malattia che continua a crescere nei numeri. Solo in Italia, questa patologia riguarda l’1,7% della popolazione, circa 1 milione di persone, e fa registrare 190.000 ospedalizzazioni. Conoscere il nemico, come spesso avviene, è fondamentale. Per questo nasce la campagna “Il cuore non può aspettare” sostenuta da Novartis Italia in collaborazione con AISC, Associazione Italiana Scompensati Cardiaci, e con il patrocinio di SIC, Società Italiana di Cardiologia, FADOI, Federazione dei Dirigenti Ospedalieri Internisti e di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. Lo scompenso cardiaco progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. “Nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco che, attualmente, è la causa più comune di ricoveri in ospedale imprevisti per le persone sopra i 65 anni, nonché il principale motivo di riammissioni non pianificate – spiega Prof. Ciro Indolfi, Direttore dell'UO di Cardiologia Emodinamica-UTIC dell'Università Magna Graecia di Catanzaro e Presidente SIC – Eppure, come abbiamo avuto modo di rilevare come Società Italiana di Cardiologia, durante il lockdown, anche in Italia, si sono drasticamente ridotti i ricoveri per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker e defibrillatori. Un pericoloso ritardo che ha comportato, in generale per tutte le patologie cardio-vascolari, anche un aumento della mortalità”.

Il ruolo della telemedicina

“Durante le prime fasi della pandemia – precisa Domenico Gabrielli, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale di Fermo ‘A. Murri’ e Presidente ANMCO – noi clinici abbiamo registrato due problematiche differenti. La prima ha riguardato le attività di monitoraggio dei pazienti, programmate e non urgenti, che non hanno potuto essere erogate in quanto molti reparti sono stati chiusi. In questo caso, non è stato possibile ovviare alla situazione a causa, purtroppo, di un utilizzo ancora limitato della telemedicina. La seconda è stata relativa al calo fino al 50% degli accessi in Pronto Soccorso per tutti i pazienti con patologie cardio-vascolari che, proprio a causa del ritardo con il quale si sono presentati nelle strutture sanitarie, ha comportato un peggioramento netto delle loro condizioni. Tanto che stimiamo, nei prossimi anni, un aumento dei casi di scompenso cardiaco legati ai danni da infarto nel periodo Covid. In condizioni di normalità, invece, arrivando in tempo è difficile che il paziente esiti in un danno cardiaco significativo”. L’emergenza sanitaria ha comportato un’accelerazione in tema di digitalizzazione, sia dei pazienti, sia dei percorsi terapeutici, diventando, di fatto, un’opportunità. “Nei mesi del lockdown siamo stati incessantemente a fianco dei pazienti con scompenso cardiaco che non hanno potuto beneficiare di cure e controlli, supportandoli nelle loro necessità e ascoltandone i bisogni, al fine di supportarli nella gestione della propria condizione – commenta Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegato AISC – Tra i nostri obiettivi, oltre alla corretta formazione del paziente, c’è la promozione del dialogo proattivo con il proprio medico. Per questo auspichiamo che la tecnologia digitale possa sempre più essere integrata nell’ambito del percorso di cura, garantendo anche a distanza, la continuità del monitoraggio e dell’assistenza di pazienti fragili, come quelli scompensati, direttamente al proprio domicilio”.

 

(FM)