​Allo studio “gemello” digitale del cuore, per scoprire come prevenire l’infarto e valutare l’efficacia delle cure

Consorzio di ricerca indaga come seguire i soggetti ad alto rischio e come monitorare i trattamenti, grazie all’intelligenza artificiale e a tecnologie innovative

​Allo studio “gemello” digitale del cuore, per scoprire come prevenire l’infarto e valutare l’efficacia delle cure

Come starò? Quanti rischi corro? Le cure che sto facendo sono davvero utili per proteggere il mio cuore? Quante volte chi è a rischio di malattie cardiovascolari oppure ha già fatto esperienza di infarto o simili si trova di fronte a queste domande. E quante volte, per il medico, è complesso rispondere con adeguata precisione alle questioni che pongono i pazienti. In futuro, forse, sarà più facile non solo definire i rischi effettivi ma anche valutare se e come le cure che si stanno seguendo sono efficaci o hanno bisogno di un rimessaggio. Come? Grazie ad una sorta di “gemello” digitale dell’apparato cardiovascolare di ogni persona, capace di riprodurre in modo efficace quanto sta avvenendo nel soggetto in carne ed ossa. Il progetto, tra i finalisti del concorso di idee “British Heart Foundation’s Big Beat Challenge”, mira a trasformare il modo di riconoscere e trattare le malattie di cuore oltre che ad offrire un chiaro sostegno al paziente per monitorare la propria situazione. Il nome del progetto, che porterà appunto a questa sorta di “avatar” è “‘Enhancing Cardiac Care Through Extensive Sensing”. L’obiettivo dell’iniziativa che ha come partner principale l’Università di Sheffield, è riunire competenze accademiche, cliniche ed industriali per poter individuare le informazioni soggettive ed oggettive che poi potranno essere esaminate per dare risposte mirate al paziente.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Per arrivare ad una sorta di “copia conforme” della situazione cardiovascolare del singolo paziente, in ogni caso, occorre prima di tutto raccogliere una mole impressionante di informazioni. Queste poi verranno analizzate attraverso sistema di intelligenza artificiale dotati di autoapprendimento, che studieranno i dati sulla salute cardiovascolare del singolo partendo dalle informazioni genetiche per associarle poi a quelle cliniche e strumentali. In questo modo si spera davvero di arrivare a creare un gemello digitale del paziente che possa davvero rappresentare un passo avanti nella definizione del rischio, nella gestione dei trattamenti e nell’impiego della diagnostica per ogni singola persona, con evidenti ripercussioni sugli esiti in termini di salute.  Secondo Tim Chico dell’Università di Sheffield , coordinatore per il Regno Unito del Consorzio ECHOES, “il gemello digitale che opera in tempo reale al fianco del paziente, modificandosi ed invecchiando assieme a lui, potrà offrire una grande abbondanza di informazioni valutabili per assistere il medico nel diagnosticare la malattia cardiovascolare prima possibile. Inoltre potrà anche essere in grado di riconoscere questi mutamenti che non hanno ancora determinato alcun sintomo o segno, rendendo disponibili informazioni vitali che a volte potrebbero essere perdute dalla storia medica del paziente”. Insomma: grazie ad una tecnologia pionieristica e a tecniche che metteranno a nudo nel “gemello” l’apparato cardiovascolare sarò forse possibile ottimizzare il benessere del malato per il periodo più lungo possibile.

 

(FM)