Così l’adroterapia cura le gravi aritmie del ventricolo

I protoni, impiegati per la cura dei tumori, diventano strumento terapeutico per le patologie cardiache gravissime. L’intervento è stato eseguito a Pavia

Così l’adroterapia cura le gravi aritmie del ventricolo

73 anni. Alle spalle una grave forma di cardiomiopatia dilatativa, con il cuore che diventa sempre più grande ed incapace di pompare correttamente il sangue. Arriva a Pavia per tentare di controllare le aritmie ventricolari, che hanno prodotto diversi arresti cardiaci. Comincia così una bella storia di sanità italiana. Il 13 dicembre 2019, il paziente, su richiesta del Policlinico San Matteo di Pavia, è stato sottoposto al trattamento di adroterapia con protoni, eseguito al CNAO in un’unica seduta in cui un fascio di protoni ha colpito la “sede” dell’aritmia. La scelta di optare per la prima volta sui protoni, una metodica del tutto incruenta, è nata dal fatto che i protoni, rispetto ai fotoni, hanno un impatto molto inferiore sui tessuti circostanti che devono essere risparmiati dalle radiazioni. Così, per la prima volta un paziente con aritmia ventricolare è stato trattato con un fascio di protoni che ha colpito, in modo mirato e con un ridottissimo impatto sui delicati tessuti circostanti, la porzione del cuore responsabile dei battiti cardiaci irregolari. L’intervento, messo a punto in collaborazione con la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, è stato eseguito al CNAO, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, uno dei 6 centri al mondo dotati di acceleratori capaci di generare fasci di protoni e ioni carbonio, utilizzati in genere per la cura dei tumori radioresistenti e non operabili.

Una strategia davvero innovativa

 L’Unità di Aritmologia della Cardiologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo è un punto di riferimento per il trattamento delle aritmie ventricolari mediante l’utilizzo di ablazione invasiva per via percutanea (procedura in cui attraverso un catetere si inserisce nel cuore uno strumento per ”ablare” le zone di origine delle aritmie”) e uno dei pochi centri al mondo dove viene effettuata la denervazione cardiaca per via toracoscopica (l’intervento chirurgico di asportazione delle strutture nervose che controllano il cuore) per il trattamento dei pazienti a rischio di morte improvvisa. La scelta di utilizzare l’adroterapia con protoni, forma avanzata di radioterapia per la cura dei tumori, per il trattamento di una patologia cardiaca è nata dalla necessità di contrastare una forma particolarmente aggressiva di aritmia ventricolare che non aveva risposto efficacemente sia ai trattamenti tradizionali sia a quelli più avanzati (plurimi farmaci, ablazione invasiva tramite radiofrequenza e chirurgia toracica sul sistema nervoso cardiaco) e che determinava nel paziente continue e pericolose alterazioni del ritmo cardiaco. L’aritmia ventricolare, infatti, genera impulsi elettrici non sincronizzati che impediscono al cuore di pompare il sangue e possono portare all’arresto cardiaco. Per fermarla è necessario intervenire sulla parte del cuore dove gli impulsi aritmici si generano.  “In genere l’approccio farmacologico, la chirurgia e la radiofrequenza sono efficaci nel contrastare l’aritmia - spiega Roberto Rordorf, responsabile dell’Unità di Aritmologia della UOC Cardiologia del Policlinico San Matteo, diretta da Luigi Oltrona Visconti. In questo caso particolarmente grave, tuttavia, queste soluzioni terapeutiche si sono rivelate inefficaci e si è reso necessario un intervento diverso. Anche se la radioterapia con fotoni è già stata utilizzata seppur in maniera sperimentale e in rari casi per trattare alcune forme di aritmia, è stato scelto, questa volta, di procedere con i protoni che garantiscono un impatto molto più basso sui tessuti delicati circostanti. Fino a oggi l’utilizzo di particelle pesanti (protoni, ioni carbonio) in questo ambito è documentato nella letteratura scientifica internazionale solo su modelli animali. L’intervento di Pavia risulta essere il primo al mondo sull’uomo e i primi risultati sono davvero incoraggianti. Per questo motivo insieme a CNAO stiamo valutando la fattibilità di uno studio clinico sperimentale.”

 

(FM)