Più vicino il cerotto a base di staminali che “ripara” il cuore e combatte lo scompenso

Dall’Inghilterra rimbalza una voce importante: il trattamento risulta sicuro nei conigli. Si spera nel via per gli studi clinici sull’uomo

Più vicino il cerotto a base di staminali che “ripara” il cuore e combatte lo scompenso

Il dolore. L’infarto. La corsa in ospedale. Le cure. Le valutazioni del danno all’organo. Il rischio futuro di scompenso cardiaco, se il cuore non riesce a superare il deficit nella sua funzione di pompa del sangue legato all’attacco cardiaco che priva un gruppo di cellule di ossigeno facendole morire. Nel futuro, l’ultima parte di questa “trafila” così sommariamente descritta, potrebbe essere modificata grazie ad un cerotto a base di cellule staminali, capaci di trasformarsi in unità pulsanti del miocardio e quindi di “sostituire” la porzione di cuore che non svolge il suo compito. In pratica, una soluzione altamente tecnologica basata sull’impiego delle staminali per attenuare il rischio futuro di sviluppare l’insufficienza cardiaca. La soluzione, che potrebbe essere testata in clinica prossimamente, starebbe in un cerotto, presentato al congresso della British Cardiovascular Society, a Manchester. Lo studio, sostenuto dalla British Heart Foundation è stato coordinato da Sian Harding dell’Imperial College di Londra. Gli scienziati britannici hanno dimostrato che nel coniglio il trattamento è sicuro e che, soprattutto, col tempo le cellule staminali riescono a trasformarsi in unità miocardiche capaci di contrarsi, vicariano la funzione di quelle che hanno sofferto la carenza di ossigeno e nutrimento fino a morirne. Questo particolare cerotto misura tre centimetri per due e contiene oltre 50 milioni di cellule staminali umane, programmate per diventare cellule miocardiche in grado di contrarsi. L’ipotesi di lavoro prevede di immettere direttamente sulla superficie cardiaca uno o più di queste “toppe” biotecnologiche – la scelta dovrà essere in base all’area considerata – dopo un infarto. in questo modo si spera di ridurre, ed eventualmente addirittura inibire, la perdita della capacità contrattile dell’area cardiaca lesa.

A che punto siamo?

La ricerca presentata nel corso del convegno di Manchester ha dimostrato due aspetti estremamente interessanti. Da un lato il posizionamento del cerotto nei conigli si è rivelato sicuro e non ha creato problemi, dall’altro ha dimostrato di essere in grado di migliorare la funzione cardiaca dopo un infarto. Questo particolare è stato dimostrato attraverso lo studio su sezioni specifiche del cuore, controllate fino a quattro settimane dall’impianto. In pratica i test hanno dimostrato che il ventricolo sinistro, fondamentale per spingere il sangue all’interno dell’aorta e quindi a tutto l’organismo cuore compreso, non ha sviluppato aritmie specifiche, una delle possibili complicanze legate al posizionamento della “toppa” direttamente sul cuore. Si sa infatti che il sistema di rilascio delle staminali può rivelarsi potenzialmente a rischio in questo senso. Soprattutto il cerotto stesso si è dimostrato in grado di essere vascolarizzato dai vasi dell’animale, integrandosi con il tessuto cardiaco nativo. Ovviamente siamo agli inizi, ma la sperimentazione procede e già si parla di possibili studi clinici sull’uomo. Prima di dovrà valutare la sicurezza dell’approccio, poi si potrà capire se i risultati ottenuti nell’animale potranno diventare replicabili nell’uomo.

(FM)