Così le staminali adulte ripareranno il cuore dopo un infarto

Ricerca sugli animali della Mayo Clinic spiega l’azione delle cellule “cardiopoietiche”. Speranze per le cure future

Così le staminali adulte ripareranno il cuore dopo un infarto

Rigenerare il cuore dopo un infarto. Un sogno? Per ora probabilmente sì, anche se la ricerca sta andando avanti a passi ampi per trovare possibili soluzioni ad un problema che appare ancora difficile da dominare, ovvero la possibilità di “correggere” la ferita più o meno ampia che si crea nel cuore dopo l’ischemia prolungata responsabile del mancato funzionamento dell’area cardiaca coinvolta in cui si crea una sorta di cicatrice. In questo senso, una buona notizia giunge dagli USA. E’ stato ccoperto dagli scienziati della Mayo Clinic un nuovo meccanismo di riparazione della ferita causata nel cuore da un infarto. Ci sarebbero cellule staminali che mirano a riportare le condizioni simili a quelle precedenti l’attacco cardiaco, offrendo anche indicazioni sul possibile funzionamento di queste cellule. Grazie a questa scoperta, in futuro, potrebbe essere più semplice riattivare i sistemi di riparazione cardiaca per andare a correggere la ferita creata nel tessuto cardiaco dalla morte delle cellule andate incontro alla mancanza di ossigeno. La ricerca, coordinata da Andre Terzic che dirige il Centro della Mayo Clinic che si occupa di Medicina Rigenerativa, è stata pubblicata su NPJ Regenerative Medicine. Lo studio dimostra che le cellule staminali destinate a rigenerare il tessuto cardiaco si concentrano in specifiche proteine danneggiate al fine di contrastare, reagendo, i danni legati all’infarto. il tutto sarebbe da legare appunto alle cellule cardiopoietiche, ovvero specializzate, che vengono generate da cellule staminali adulte derivate da progenitori presenti nel midollo osseo. Secondo Terzic l’estensione dell’alterazione determinate dall’infarto è troppo ampia per il cuore che non riesce a ripararsi da solo o a prevenire ulteriori danni che potrebbero presentarsi. Ma una terapia con cellule staminali cardiopoietiche potrebbe rovesciare completamente questa situazione, totalmente o parzialmente, ed agire almeno su due terzi delle alterazioni indotte dalla lesione. Il futuro, insomma, appare di grande interesse pur se la ricerca sull’argomento è solo all’inizio.

Verso un trattamento con staminali

L’incremento delle conoscenze di base, in ogni caso, è fondamentale per poter giungere ad una possibile prospettiva futura di cura. Lo studio americano in questo senso aggiunge un importante tassello alle conoscenze sui meccanismi rigenerativi del tessuto cardiaco leso dalla morte cellulare dopo un infarto. In particolare, pare che grazie all’azione delle cellule cardiopoietiche si possa avere anche una positiva attività di formazione di nuovi e più ampi vasi sanguigni nell’area infartuata, con evidente possibilità di miglior riperfusione della stessa. Lo studio, come detto, è stato condotto nei topi. Sono stati presi in esame due diversi gruppi di animali: nel primo non è stata effettuata alcuna terapia con cellule staminali cardiopoietiche, nel secondo sì. Grazie all’indagine e all’impiego di un sistema di analisi dei dati sono state identificate ben 4000 proteine cardiache diverse, di cui oltre il 10 per cento ha avuto alterazioni in seguito all’infarto. Agendo con queste cellule staminali si è visto come sia possibile riportare il tessuto cardiaco ad uno stato simile a quello osservato prima della malattia. Le cellule cardiopoietiche sono attualmente in studio anche nell’uomo, all’interno di studi clinici specifici. Ma grazie a queste conoscenze di base sarà forse possibile comprenderne meglio la funzione e soprattutto conoscere come queste possono agire sul fronte delle proteine interessate dalla terapia. La speranza è che anche questa ricerca sugli animali possa aggiungere ulteriore conoscenze verso la possibilità di limitare il più possibile i danni cardiaci dopo un evento ischemico acuto.