Così l’ipnosi controlla il dolore e aiuta nella cardiologia interventistica

Nuovo protocollo di cura presentato a Milano. L’ipnosi diventa terapia analgesica aggiuntiva nei pazienti sottoposti a procedure di elettrofisiologia ed emodinamica come ablazioni, studi elettrofisiologici e impianti di pacemaker e defibrillatori

Così l’ipnosi controlla il dolore e aiuta nella cardiologia interventistica

Prima di applicare il telo sterile al paziente si induce lo stato ipnotico. L'operatore può usare, a sua discrezione, la tecnica di messa a fuoco interna (focalizzando l'attenzione del paziente su una percezione interna come la respirazione) o la tecnica di messa a fuoco esterna (concentrando l'attenzione del paziente verso un punto di interesse visibile, esterno). Il passaggio successivo consiste nel dare suggerimenti al paziente con l'obiettivo di abbassare il suo pensiero critico, portandolo a uno stato mentale modificato (para-fisiologico) con rilassamento muscolare e respiro regolare, guidando la sua mente verso un luogo o una situazione piacevole. Dall'esterno il paziente sembra addormentato ma dall'interno la sua mente è vigile e sveglia. Durante la procedura l'operatore rafforza e consolida questo stato interagendo verbalmente con il paziente. Avvicinandosi alla fine della procedura, prima di riorientare il paziente, l'operatore fornisce suggerimenti post-ipnotici al fine di affrontare il dolore post-procedurale e / o ulteriori capacità di autoipnosi. Al termine della procedura, con il paziente ancora sul letto chirurgico, lo stesso operatore di ipnosi guida l'uscita dallo stato ipnotico, ritornando in contatto con il momento presente (riorientamento). Ecco tutti i passaggi dell’ipnosi che aiuta chi deve essere sottoposto a trattamenti di cardiologia interventistica, dall’ablazione per la fibrillazione atriale fino al posizionamento di pace-maker. Ad esporre il nuovo protocollo di cura sono gli esperti presenti a Milano “Ipnosi e Cardiologia Interventistica” organizzato dall’Istituto Franco Granone - Centro italiano Ipnosi Clinico Sperimentale, e dall’Azienda Sanitaria Locale di Asti.

Cosa dice la ricerca

“Pur considerando che si tratta di interventi di cateterismo cardiaco per via percutanea, va detto che l’ablazione cardiaca effettuata con la tecnica della radiofrequenza produce bruciature del tessuto cardiaco che provocano dolore – spiega Marco Scaglione, direttore della S.O.C. di Cardiologia dell’Ospedale “Cardinal Massaia” di Asti “Inoltre l’ablazione transcatetere richiede l’utilizzo di sistemi di mappaggio tridimensionale delle camere cardiache dove diventa fondamentale l’immobilità del paziente. Per questi motivi, tenendo conto che la durata delle procedure può arrivare anche a tre ore, è necessario tenere il paziente con un livello di sedazione tale da renderlo immobile e da permettergli un controllo del dolore. A tale scopo, in molte nazioni europee e spesso in America, queste procedure vengono praticate in narcosi, che può essere gestita anche dall’elettrofisiologo, mentre in Italia questo richiede l’ausilio di anestesisti e quindi, a seconda delle disponibilità dei diversi ospedali, si opta per una sedazione più o meno profonda. Su queste basi, l’ingresso della comunicazione ipnotica come adiuvante della terapia farmacologica analgesica permette di ottenere un miglior controllo del dolore e un’azione sull’ansia e sul vissuto procedurale del paziente che non vuole essere alternativo ma complementare al supporto anestesiologico”.

Lo studio osservazionale

I cardiologi dell’Ospedale “Cardinal Massaia” di Asti, hanno presentato i risultati del più grande studio osservazionale  sul ruolo della comunicazione ipnotica nei pazienti sottoposti alla procedura di ablazione cardiaca. Secondo lo studio, l’ipnosi ha successo nel 97% dei casi, la procedura di cardiologia interventistica risulta indolore nel 78% dei casi, l’ansia della procedura si riduce dell’83% e il paziente ha l’impressione che l’intervento duri meno (del 30% rispetto alla durata effettiva) migliorando così il suo vissuto. Con la comunicazione ipnotica tutti i pazienti hanno effettuato la procedura con una dose minore di farmaci analgesici, cosa che invece è stata necessaria nel 56% di coloro che non erano stati ipnotizzati e in due pazienti si è dovuto ricorrere alla narcosi profonda per il controllo del dolore. Questi risultati potrebbero comportare anche una riduzione dei costi procedurali. Inoltre, l’ipnosi si è dimostrata sicura con la medesima percentuale di successo e lo stesso tempo totale di procedura. “Negli ultimi anni, l'ipnosi sta emergendo come una strategia efficace per il controllo del dolore durante le procedure chirurgiche e rappresenta un protocollo ben consolidato in altre branche della medicina – riprende Scaglione. Assoluta novità a livello internazionale è l’utilizzo nel campo cardiologico. Con oltre 300 procedure effettuate dal nostro centro, oggi sappiamo che l'ipnosi condotta da un terapista qualificato o da un operatore sanitario è una pratica efficace, sicura e senza effetti avversi. Nel nostro studio, la comunicazione ipnotica ha portato a una procedura indolore in tre quarti dei pazienti con riduzione dell'ansia intra-procedurale e della durata percepita della procedura. La metodica si basa sul potere neurolinguistico della parola per cui il paziente viene “portato”, grazie alla comunicazione verbale, in una dimensione piacevole che permette lo svolgimento dell’intervento in pieno rilassamento e benessere”. La Divisione di Cardiologia di Asti è la prima al mondo ad aver strutturato una modalità operativa che prevede l’utilizzo dell’ipnosi come coadiuvante alla terapia analgesica nelle procedure di cardiologia interventistica che vengono effettuate presso i laboratori di elettrofisiologia e di emodinamica.