Anche il cuore si opera in endoscopia

Prende il via al Centro Cardiologico Monzino di Milano la tecnica innovativa che permette di operare “guardando” le immagini su uno schermo, con un piccolo taglio sul torace e strumenti su misura

Anche il cuore si opera in endoscopia

Avete presente la chirurgia addominale? Sempre di più, grazie agli interventi di chirurgia laparoscopica, si possono asportare parti malate, dalla colecisti ripiena di calcoli fino agli organi dell’apparato urinario o del tubo digerente, semplicemente inserendo una sonda che guidata dallo specialista esegue l’intervento. Ora questa tecnica endoscopica può essere impiegata anche in caso di malattie del cuore: accade in Italia, Al Centro Cardiologico Monzino di Milano, dove la tecnica sarà applicata a pieno regime dopo un biennio di introduzione sperimentale. Lo sviluppo è affidato a Emad Al Jaber che, sotto la guida di Gianluca Polvani, responsabile dell’U.O. di Cardiochirurgia e Sviluppo Iniziative, ha già eseguito i primi interventi con eccellenti risultati dopo aver concluso il periodo previsto di formazione presso il Loris Salvador, Direttore della Cardiochirurgia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza.  La tecnica endoscopica ha una buona prospettiva nella chirurgia cardiaca: permette infatti di trattare malattie valvolari mitraliche, aortiche e tricuspidali, alcuni difetti congeniti come quelli del setto interatriale, fino a disturbi del ritmo cardiaco come determinate forme di fibrillazione atriale. In quest’ambito specifico l’esperienza del gruppo guidato dal professor Polvani è la maggiore in ambito italiano ed europeo. 

Come si fa?

In pratica la tecnica prevede innanzitutto un taglio minimo sul torace, che è di circa tre centimetri. A quel punto lo specialista lavora a cuore aperto grazie a una telecamera e speciali strumenti endoscopici non più guardando all’interno del torace - sarebbe impossibile data la piccolissima dimensione dell’incisione - ma su uno schermo che restituisce una visione del cuore estremante dettagliata, rendendo possibile gesti chirurgici semplificati, precisi e mirati. Attenzione: questa strategia ovviamente prevede anche una variazione nella classica circolazione extra-corporea, che in questo caso viene impiantata  da vene e arterie periferiche. La tecnica, attualmente praticata in pochi centri al mondo, richiede al cardiochirurgo un cambio di prospettiva nel modo di pensare e di agire. L’impegno chiesto ai medici è tuttavia ricompensato dai vantaggi per il paziente: meno dolore, una degenza ospedaliera più breve, una ripresa anticipata e un miglior risultato estetico perché l’incisione chirurgica è poco visibile, dal momento che viene praticata sul contorno dell’areola del capezzolo negli uomini e sotto il seno nelle donne. Tutti questi elementi contribuiscono a fare la differenza sia dal punto di vista clinico che psicologico. “Questa tecnica non sostituisce la cardiochirurgia tradizionale, ma la affianca per poter offrire ai nostri pazienti tutte le metodiche che la ricerca clinica internazionale mette a disposizione- spiega lo stesso Polvani. Attualmente viene applicata su casi selezionati e per problematiche precise con risultati davvero incoraggianti. Ma siamo all’inizio. A partire dalle malattie valvolari che trattiamo attualmente, vorremmo nel tempo estendere la chirurgia endoscopica al maggior numero di patologie cardiovascolari, per proporla, dopo averne testato l’efficacia, ai pazienti che ne possano beneficiare. Credo infatti che il futuro della cardiochirurgia si svilupperà anche in questa direzione”.