Cura la pelle, proteggi il cuore

La dermatite atopica sarebbe associata ad un maggior rischio cardiovascolare e i trattamenti per la psoriasi ridurrebbero i pericoli per il cuore. La scienza fa il punto sui rapporti "pericolosi" tra pelle e salute cardiaca.

Cura la pelle, proteggi il cuore

In un futuro più o meno prossimo, forse, al classico elenco dei fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso potrebbe aggiungersi anche un altro elemento: l’infiammazione della pelle. A preconizzare questo scenario, che pone l’epidermide come “segnalatore” di possibili rischi cardiaci futuri, ci sono diverse ricerche. L’ultima osservazione in ordine di tempo arriva dal British Medical Journal, che riporta i risultati di una ricerca condotta da Sinéad Langan della London School di Igiene e Medicina Tropicale. Stando all’indagine, che ha valutato i dati relativi a poco meno di 400.000 persone con dermatite atopica, chi soffre delle forme più gravi di questa patologia della pelle erroneamente ritenuta poco significativa vedrebbe crescere di molto il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari. se per l’ictus l’aumento del rischio è solo del 20 per cento, per of Hygiene & Tropical Medicine E più precisamente, con la dermatite atopica ci sarebbe una probabilità del 20% in più di avere un ictus, di quasi il 50 per cento di andare incontro a cardiopatia ischemica o a fibrillazione atriale e di percentuali ancora più elevate per lo scompenso cardiaco. Il tutto su una popolazione che, leggendo lo studio, è stata seguita nel tempo per cinque anni previa valutazione del livello di gravità della malattia cutanea.  del 40-50 per cento in più di soffrire di angina, di fibrillazione atriale, di avere un infarto e del 70 per cento in più di andare incontro a scompenso cardiaco. Ovviamente, prima di arrivare a questa conclusione gli esperti hanno eliminato tutti i fattori che potevano influire sul rischio delle persone, compresa l’alimentazione errata e la scarsa attività fisica. La dermatite atopica. è la patologia cutanea più diffusa nei piccoli sotto i cinque anni ma non è certo infrequente nell’adulto, nei primi mesi di vita si manifesta con la classica “crosta lattea”, che rimane anche quando dovrebbe sparire. Poi compare sulle guance, in prossimità della bocca, e nelle zone coperte dal pannolino. Quando il bimbo si fa più grandicello, le sedi maggiormente interessate sono le mani, il viso e le pieghe dei gomiti e delle ginocchia. Infine nell’adulto si concentra intorno alla bocca, alle palpebre e al dorso delle mani. Per tutti, i fastidi sono simili: arrossamenti, fortissimo prurito e alla formazione di fastidiose crosticine. Alla base di questa condizione c’è l’infiammazione, che potrebbe essere all’origine anche del potenziale maggior rischio per cuore e vasi.

 

Per la psoriasi grave, cure per preservare il cuore

 

Che lo stretto legame tra circolazione e stato di salute della pelle sia minacciato da una patologia infiammatoria è dimostrato anche da una ricerca che ha coinvolto persone con psoriasi in forma grave, sottoposte a trattamento con i moderni farmaci biologici. Queste terapie, infatti, potrebbero risultare utili non solo per affrontare la patologia cutanea, ma anche per limitare il volume delle placche dell’aterosclerosi lungo le arterie che irrorano il cuore: le lesioni, infatti traggono il “carburante” per la loro crescita anche dalle reazioni infiammatorie tipiche della malattia cutanea, che viene definita appunto infiammatoria e cronica. A segnalare il “doppio” effetto delle cure, riservate ovviamente a pazienti molto selezionati, è una ricerca presentata al congresso della Society for Cardiovascular Angiography and Interventions, tenutosi a San Diego, in California. La ricerca ha preso in esame sia pazienti in trattamento con farmaci biologici sia soggetti (popolazione di confronto) trattati con farmaci applicati direttamente sulla pelle o con fototerapia. I controlli sulla placca sono stati effettuati con una Tomografia computerizzata (TC) all’inizio dell’osservazione e dopo un anno. I risultati dell’indagine, prima a considerare l’intervento farmacologico per la psoriasi in relazione alla salute delle arterie coronariche, sono sicuramente molto significativi. In sintesi, nei soggetti adulti a ridotto rischio cardiovascolare si è osservato un calo della dimensione della placca all’interno delle coronarie esaminate pari mediamente al 40 per cento dopo solo un anno di trattamento. Spiegare questo meccanismo non è certo semplice, ma si pensa che l’azione dei farmaci potrebbe avere un influsso sul controllo di particolari composti (citochine) che hanno il compito di favorire l’infiammazione. D’altro canto, la relazione tra psoriasi e maggior rischio cardiovascolare non è una novità. Stando ad uno studio apparso su Circulation il rischio di avere un infarto precoce in una persona di quarant’anni che soffre di psoriasi grave sarebbe maggiore del 200 per cento rispetto a quello di un coetaneo che non deve fare i conti con la malattia cutanea.

(F.M.)